Razza a Miccichè: "Musumeci leale, accuse infamanti"

Razza a Miccichè: “Musumeci leale, accuse infamanti”

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Commenti

    Lo spalmatore seriale con quale faccia ha ancora il coraggio di farsi vedere in giro. Boh.

    Micciche che ammette alla stampa dopo le elezioni di avere preso in giro tutti pur di chiudere le liste parla di lealtà?

    Nomine concordate? Al di là della qualità dei nominati, alcuni dei quali stanno scontando pesanti pene per corruzione, chiedete all’Avv. Razza di chiarire il suo pensiero, perché se anche in sanità tutte le nomine sono state “concordate”, ad esempio per i direttori sanitari ed amministrativi delle asl, per i primari, per i responsabili degli uffici tecnici e amministrativi, per i componenti degli organismi collegiali (revisori dei conti, organismi di valutazione, etc…) allora la responsabilità politica sarebbe grave, anche senza considerare lo stato di salute (!!!) di questo delicatissimo settore

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Niente di nuovo, né la salsiccia, né Vladimiro portano ottimismo anche se dall'altra parte c'è un signore vicino agli 80 che vuole, sempre vuole, fortissimamente vuole essere ricandidato. Quasi quasi, speriamo che ce la faccia. Ma questi sarebbero capaci di perdere anche con Schifani.

Fare i conti senza l'oste Più che grandi manovre, sembra un meccanismo di legittimazione biunivoca: la coalizione sostiene il presidente, il presidente sostiene il sindaco, il sindaco riconosce il buon operato del presidente e, alla fine, tutti certificano che loro stessi e i propri compagni di coalizione hanno lavorato bene. Ma sulla base di quali indicatori? Una volta si diceva, provocatoriamente, “piove, governo ladro”; oggi sembra che chi governa voglia far valere il principio opposto: “guerra, governo assolto”. Le crisi internazionali esistono e pesano, ma non possono diventare l’alibi permanente per tutto ciò che non funziona. Giudicato e giudicante devono essere distinti: i politici amministrano, i cittadini giudicano. E giudicano sui risultati, non sulle attestazioni di merito che i governanti si attribuiscono. Sanità, strade, acqua, rifiuti, trasporti, lavoro, servizi, qualità della vita, corruzione e criminalità sono gli indicatori veri. Se su questi fronti i problemi restano evidenti, proclamare di avere lavorato bene rischia di apparire più come un’autocertificazione che come una valutazione fondata sui fatti. E quando questa autocertificazione è troppo distante dalla realtà vissuta dai cittadini, può essere percepita come una presa per i fondelli e produrre un effetto boomerang. Il giudizio vero arriverà con il voto: la riconferma non si autocertifica, non si concede tra alleati e non si scambia. Si conquista sui risultati. Altrimenti significa, appunto, fare i conti senza il cittadino.

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