PALERMO – Arrivarono alle mani. L’avvocato, però, si sarebbe solo difeso. E così Alessandro Crociata è stato assolto, mentre l’uomo con cui ebbe una colluttazione è finito sotto processo assieme alla moglie per tentata estorsione.
La vicenda prende le mosse da un contenzioso giudiziario. Crociata seguiva una cliente che vantava un credito nei confronti di Mauro Testa per alcuni affitti non pagati e aveva attivato la procedura di pignoramento per recuperare le somme. Testa, così ha riferito Crociata, iniziò a chiamarlo con insistenza. I toni si sarebbero fatti minacciosi. Fino a quando l’uomo non si presentò a casa del legale che gli ha aperto perché aspettava una collega.
Da qui in poi le versioni divergono. Testa dice di essere stato aggredito senza alcun motivo da Crociata, mentre Corciata sostiene di avere solo reagito per immobilizzare Testa afferrandolo per il collo con una mossa di Karate. Nel frattempo i familiari di Crociata hanno avvertito la polizia e chiamato il 118. Per Testa la prognosi fu di cinque giorni.
E così si sono ritrovati davanti al giudice per l’udienza preliminare Walter Turturici. Il primo, difeso dagli avvocati Giovanni Bellia e Carlo Emma, è stato assolto dall’accusa di lesioni con la formula “perché il fatto non costituisce reato”, così come chiesto dal pubblico ministero Claudio Camilleri, mentre Testa e la moglie sono stati rinviato a giudizio. L’iniziale contestazione di violenza privata è stata trasformata nella più grave tentata estorsione.

