Referendum, il voto che spacca il Pd |Torrisi: "Parte del partito ha fallito"

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Il vicesegretario cittadino invoca una riflessione immediata. Enzo Napoli: "A breve avremo il congresso e ragioneremo a mente fredda".

democratici divisi
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3 min di lettura

CATANIA – Un voto referendario rivoluzionario. Come negli anni Settanta, quando gli italiani, con una matita – indelebile – hanno cambiato la storia del Paese, non solo quella dei costumi, anche il voto popolare di domenica scorsa sulla Costituzione rappresenta un punto di non ritorno. Fuori dal Pd, che perde gran parte della forza attrattiva mantenuta negli ultimi anni, e all’interno del partito dove l’area riformista (per il No) proverà a imporsi sulle ceneri dei renziani. Catania, in questo, non fa eccezione. Tutt’altro. Il Partito democratico etneo, animato da correnti più numerose e forti di quello nazionale, dovrà necessariamente fare i conti con il risultato del voto, e con quei dissidenti interni che, da tempo, chiedono un cambio di passo.

Come Jacopo Torrisi, vice segretario del partito etneo e sostenitore del No. Dalla sua bacheca Facebook parte infatti un messaggio, una sorta di appello ai colleghi di partito di approfittare del voto popolare per avviare una seria riflessione. “La tentazione di gridare un sonoro “ciaone” è forte – scrive Torrisi. Ma io non sono mai stato legato a questa cultura politica. Adesso bisogna aprire una discussione seria su cosa fare, tutti insieme, vincitori e vinti”. Una riflessione che all’interno della compagine etnea si invoca da tempo, dalla sconfitta alle ultime amministrative fino alla scarsa presenza di consensi alla recente festa nazionale dell’Unità, ma che ancora non pare esserci stata.

“Da mesi – prosegue Torrisi – dico che la situazione del Partito Democratico catanese è un disastro. Il consenso non si impone con le parate ma si conquista con umiltà. Questo è un partito silente in cui non ci si riunisce e non si parla. Quando ho provato sono stato censurato. Adesso, tutti quei dirigenti che sostenevano andasse tutto bene dovrebbero avere il buon gusto di dimettersi dato che il risultato di Catania è un primato nazionale, il NO a 70%. Tutti quegli istituzionali che promettevano lacrime e sangue contro i sostenitori del NO, dovrebbero prendere atto che l’esito impone una riflessione e non certo l’epurazione in cui alcuni di loro speravano, anche perché, stando al ragionamento dovrebbero essere loro gli epurati”.

Rispettare il volere popolare, comunque, il primo passo per Torrisi, per operare una giusta riflessione. “Confesso di non essere ottimista, nei primi commenti che leggo c’è un giudizio negativo verso l’elettorato – afferma: leggo che “nella gente prevale la paura sulla voglia di cambiare”. Ma l’elettorato non si giudica. È l’elettorato giudicare il nostro (vostro) operato. Questo voto sancisce un fallimento: quello del messaggio politico di questa parte del PD a cui tanti si sono recentemente aggregati nella speranza di cavalcare un onda. Insomma avete fallito. Fortunatamente questa “minoranza ” del NO, a differenza di Renzi e dei suoi, non ha mai chiesto la testa dei vinti quindi andiamo avanti, però sé quelle teste tanto tronfie le abbassaste ogni tanto non sarebbe male”.

Di riflessione necessaria parla anche il segretario cittadino del Pd, Enzo Napoli che commenta il risultato del vot come “deludente” ma rimane più prudente. “E’ chiaro che l’esito del referendum è un dato su cui bisogna riflettere – ammette. Lo faremo con gli organi dirigenti”. Per Napoli, più che una bocciatura al Pd e al governo attuale, il risultato del referendum segnalerebbe la volontà conservatrice dell’elettorato. “Leggo volontà di non cambiare – afferma – e il voto conferma le difficoltà a rinnovarsi per essere competitivi. Non è un caso che in Italia non si riesca a fare le riforme”. Non parla di bocciatura del Pd o della classe politica che, a Catania come in Sicilia, ha sponsorizzato il sì, ma non può non ammettere il primato –dal suo punto di vista negativo – registrato a Catania, con l’80 per cento di no. “Renzi ci ha provato – sottolinea – il Pd ci ha provato, ma tradurre il risultato della consultazione in dato elettorale è estremamente difficile. Bisognerà valutare i flussi”.

Flussi che, sotto l’Etna come nel resto del Paese, sono andati contro la corrente governativa. E che trascineranno, con molta probabilità, qualche nome e qualche testa, oltre ad avere investito in pieno il Partito della nazione. “A breve andremo a congresso – conclude Napoli. Ragioneremo a mente fredda. Quel che è certo è che si aprirà una lunga stagione di incertezze”.

 

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