Esiste un ‘caso Palermo’ sollevato dall’esito del referendum sulla riforma della giustizia. La valanga di voti per il No che ha contraddistinto il risultato siciliano, a Palermo è diventata strabordante. Impossibile non notarlo. Impossibile che non diventi argomento di riflessione politica, a sinistra come a destra.
Per il centrosinistra di opposizione quel raccolto referendario, con quasi il settanta per cento in città, rappresenta ‘un avviso di sfratto’ per il sindaco, Roberto Lagalla. Nella natura del voto espresso non è esattamente così e cercare una sovrapposizione forzata può trasformarsi, nel medio-lungo termine, in un boomerang. Ma non c’è alcun dubbio che l’argomento verrà serialmente utilizzato, arroventando un clima già polemico.
Per il centrodestra di governo, similmente con quanto potrà avvenire a livello nazionale e regionale, si annuncia una verosimile ‘resa dei conti’. Un sindaco, patrimonio di tutta una città, non dovrebbe, a ben guardare, trasformarsi in un agit prop di un referendum, né riguardo al dato tecnico, né per l’aspetto squisitamente politico che ha caratterizzato la consultazione.
Però, il libro delle teorie corrette non combacia quasi mai con l’evidenza delle pratiche correnti. E’ dunque logico immaginare che al professore Lagalla, a circa un anno dalle elezioni, verrà più o meno carsicamente addebitata anche la ‘Caporetto del centrodestra’, con esiti da valutare sulla strada della riconferma. Il ‘caso Palermo’ promette sviluppi e colpi di scena. Sarà davvero così?
Scrivi a direttore@livesicilia.it

