PALERMO – Qualcosa che non andava per il verso giusto al Tribunale di Palermo. Da qui la necessità di un “protocollo di intesa per la gestione delle udienze penali dibattimentali”.
È stato siglato stamani al Palazzo di giustizia fra il presidente del Tribunale, Salvatore Di Vitale, il procuratore della Repubblica, Francesco Lo Voi, l’avvocato Cesare Faiella per l’Ordine dei penalisti, l’avvocato Vincenzo Zummo, presidente della Camera penale e il dirigente amministrativo del Tribunale, Angela Agnello.
Dal primo gennaio 2018 entreranno in vigore le nuove indicazioni che tutti si sono impegnati a rispettare per dirigere il traffico udienza e velocizzare la macchina della giustizia. Una macchina che spesso in aula si ingolfa.
E dunque: si arriva in aula alle 9 (vale per giudici, pubblici ministeri e avvocati); per primi saranno trattati i processi da rinviare (onde evitare lunghe e inutili attese); le parti processuali dovranno comunicare subito eventuali intoppi (ad esempio la mancata citazione di un testimone); gli imputati detenuti saranno tradotti in aula solo quando il processo sarà chiamato; quindi spazio all’eventuale richieste di applicazione delle pene; previste due sessioni pomeridiane di udienza, il martedì e il giovedì dalle 15:00 alle 19::00; un giudice monocratico non potrà trattare più di 35 fascicoli a giorno; eventuali motivi di rinvio dovranno essere comunicati dalle parti alla cancelleria nei giorni precedenti l’udienza; prevista la presenza costante del pubblico ministero in aula.
Nel protocollo si guarda anche al decoro. Il giudice, il pubblico ministero e l’avvocato hanno l’obbligo di indossare la toga in udienza. Un obbligo in vigore da sempre, ma che non sempre viene rispettato. Da qui l’esigenza di metterlo per iscritto nelle nove regole della vita in Tribunale

