"Atti d'indagine mai depositati": restituiti i beni a Savona

“Atti d’indagine mai depositati”: restituiti i beni a Savona

Il sequestro è stato dichiarato illegittimo
L'INCHIESTA
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PALERMO – Dopo che è stato dichiarato nullo l’avviso di conclusione delle indagini anche il sequestro viene bollato come illegittimo. Restituiti a Riccardo Savona 321.555 euro.

Lo scorso luglio il processo a carico del deputato regionale di Forza Italia e presidente della commissione Bilancio all’Ars, della moglie Maria Cristina Bertazzo e della figlia Simona è ripartito da zero.

Il giudice per l’udienza preliminare Marco Gaeta aveva definito una “grave omissione” il mancato deposito di alcuni interrogatori e di migliaia di pagine di atti che riguardavamo il rapporto tra la Regione e gli enti di formazione professionale.

Secondo la Procura della Repubblica, esisteva un “sistema Savona” per drenare le risorse della formazione professionale. Da qui il rinvio a giudizio per gli imputati che si sarebbero resi protagonisti di una maxi truffa di circa 900 mila euro.

Ora il dissequestro da parte del giudice per le indagini preliminari Donata Di Sarno che ha accolto la richiesta degli avvocati Salvatore Traina, Manuela Gargano e Giada Traina. Due immobili erano già tornati nella disponibilità di Savona e dei familiari dopo un annullamento parziale del provvedimento da parte del Riesame.

“La sanzione della nullità della richiesta di rinvio a giudizio poggia sull’omesso deposito di atti d’indagine già a disposizione della polizia giudiziaria – scrive il gip – emerso nel corso dell’udienza preliminare, suscettibile di violare i diritti difensivi degli imputati (va in vero sottolineato che tra gli atti di indagine il cui deposito è stato omesso ve ne sono alcuni che si pongono in contrasto con la prospettazione accusatoria”.

Ed aggiunge: “È stato dimostrato, grazie alla solerzia della difesa di Savona e alla successiva formale richiesta del pm, che la guardia di finanza ha selezionato il materiale investigativo e ha messo a disposizione della pubblica accusa solo una parte degli atti d’indagine già compiuti, così arbitrariamente impedendo la totale e completa discovery degli atti funzionale a garantire all’indagato, in vista dell’udienza preliminare, la predisposizione di una difesa adeguata”.

Il quadro indiziario, dunque, è stato alterato da condotte che vengono bollate come “omissive” e il sequestro è illegittimo.

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Commenti

    Come diceva Giorgio Cluni:
    “No carte no Party”

    In un paese serio gli agenti della G.d.F. che hanno occultato atti a favore dell’imputato starebbero in galera. Ma siamo in Italia, si fa carriera facendo arresti eccellenti.
    Chissà quante volte lo hanno fatto…

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