Rocambolesco incidente| Auto si ribalta in via De Gasperi

Rocambolesco incidente| Auto si ribalta in via De Gasperi

Lo schianto in via De Gasperi

Commenti

    Era al cellulare al 100 x 100.Toglietegli la patente per sempre.Criminale.

    Non è normale capottare in De Gasperi ! A quanto cavolo andava !!!!!

    Quando si ha il cellulare in mano si capotta.

    I ribaltamenti oggi sono più frequenti, anche in città, perché le auto più diffuse ormai sono suv, minisuv o, comunque, veicoli col baricentro posto più in alto rispetto agli altri tipi di vetture. Basta una violenta sterzata improvvisa (magari perché si è distratti) o l’urto contro un cordolo o un marciapiede e si finisce con le ruote all’aria.

    Con questa moda del trading azionario in borsa c’è chi a tutte le ore non si separa mai dallo smartphone, neppure quando è in bagno o in intimità con la propria moglie. E poi per strada vedi in tanti soprattutto giovanissimi che camminano guardando fissi lo smartphone rischiando pure di essere investiti o di sbattere contro un palo. Forse per farli separare da questi apparecchi dovrebbero subire pesanti perdite dei loro titoli.

    I ribaltamenti somo più frequenti per alta velocità e contemporaneo uso del cellulare, non a causa del tipo di auto…

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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