PALERMO – Il consiglio comunale salva la sede del Giornale di Sicilia di via Lincoln e l’ex Standa di via Roma, lì dove ha aperto i battenti Lidl. Sala delle Lapidi ha infatti dato via libera a 18 delle 50 varianti al Piano particolareggiato del centro storico, ma ha dovuto rimandare agli uffici le altre 32: sette perché dinieghi e quindi non bisognosi di un parere dell’Aula, la restante parte perché la documentazione era carente.
Questioni tecniche a parte, i due edifici non dovranno più essere abbattuti. Il Piano particolareggiato, redatto nel 1993 con l’obiettivo di cambiare il volto della parte più antica di Palermo demolendo per esempio alcuni edifici costruiti nel dopo-guerra e facendo spazio ad aree verdi, conteneva qualche errore materiale e alcune prescrizioni che andavano messe al passo con i tempi. Otto casi riguardavano il mantenimento di intere unità edilizie che andavano demolite, fra cui l’ex Standa in via Roma e la sede storica del Giornale di Sicilia in via Lincoln: edifici assolutamente in regola, costruiti con tutte le autorizzazioni del caso ma che, edificati dopo il 1940, mal si integrano con il resto del centro storico.
Il Piano prevedeva che questi edifici venissero abbattuti e sostituiti con verde pubblico o con gli edifici pre-esistenti, il che avrebbe voluto dire che in via Lincoln sarebbe dovuta sorgere una palazzina di appena quattro piani e una grande area verde a ridosso delle Mura delle Cattive. La proprietà del Giornale aveva fatto ricorso al Tar, ma Sala delle Lapidi è arrivata prima del commissario salvando la storica sede.
Approvate le varianti dell’edificio di via Alloro, di quello in via Papireto, della dependance del villino Ragusa-Di Chiara, del palazzo di vicolo degli Zingari, per la riprerimetrazione di vicolo Madonna della Volta, del fabbricato di Casa Professa, dell’edificio di piazzetta Cantavespri, dell’edificio di via Divisi, di quello di via Carlo Botta, di palazzo Merra-Tassorello, del condominio di via Maqueda, per la riperimetrazione di piazza Santi Quaranta Martiri, del palazzo di piazza Appalto, dell’edificio di vicolo Marotta e di quello di via Credenzieri.
LE REAZIONI
“Esprimo soddisfazione per aver esitato un atto complesso, perfezionato in corso d’opera grazie al lavoro in consiglio comunale e alla collaborazione degli uffici – dice Pierpaolo La Commare, vice capogruppo del Mov139 – Riusciamo a dare risposte a tanti cittadini latori di istanze per troppo tempo trascurate, altra risposta di questo consiglio rispetto all’inazione di quello precedente. Abbiamo tracciato inoltre la strada per il futuro con l’impegno di trattare singolarmente, e in ordine strettamente cronologico, potenziali istanze future nonché quelle che sono state restituite su richiesta degli stessi uffici per ulteriori approfondimenti”.
“Il Consiglio comunale ha accolto le mie osservazioni relative ad alcuni profili di illegittimità e di criticità della proposta avente ad oggetto 50 varianti puntuali per il centro storico – dice Nadia Spallitta del Pd – Oggi in Aula sono state approvate 18 proposte e sono state cassate dal provvedimento ben 32 varianti poiché sprovviste, come da me segnalato, del preventivo e obbligatorio parere del Genio civile. Ugualmente sono state cassate quelle che prevedevano la trasformazione del verde da pubblico in privato, con il rischio di derogare agli standard urbanistici e soprattutto di danneggiare il progetto del percorso Arabo-normanno. Tra l’altro il centro storico, a mio avviso, necessita di maggiori aree di verde diffuse in modo omogeneo, e non sarebbe stata giustificabile una privatizzazione di spazi che il Piano particolareggiato destinava invece a verde collettivo. Tra l’altro le modifiche parziali, soprattutto quelle relative al verde pubblico, alla tipologia di interventi consentiti o ancora quelle che mantengono le superfetazioni realizzate sugli edifici storici, non si conciliano con la filosofia del vigente Piano rivolta a conservare le peculiarità e caratteristiche storiche del centro cittadino. Ritengo doveroso che un’Amministrazione dia risposte ai cittadini, ma non condivido il metodo delle varianti puntuali, cioè riferite a casi specifici. A mio avviso il compito della pubblica amministrazione, in presenza di vincoli scaduti, deve casomai essere quello di rivedere in modo organico lo strumento urbanistico, verificare le nuove e diverse esigenze del territorio – garantendo un percorso imparziale e trapanerete – e procedere con l’aggiornamento e la revisione dell’intero Piano particolareggiato laddove necessario”.
“Ancora una volta questa amministrazione trova il modo di differenziarsi dalle altre, presentando una delibera con ben 50 varianti – dice il capogruppo di Forza Italia Giulio Tantillo – un atto inusuale sotto il profilo metodologico e procedurale. Basti pensare che ben 32 varianti sono state rinviate agli uffici per carenza di documentazione. Le 18 votate racchiudono diverse tipologie e sono state esitate per evitare che quei cittadini che attendono da ben 14 anni potessero vedersi negare un diritto, perché un ulteriore rinvio avrebbe determinato un iter lungo alcuni anni. Rimaniamo contrari alle varianti che hanno visto trasformare alcuni terreni da verde pubblico a verde privato, senza una verifica degli standard urbanistici. Per il futuro le varianti dovranno essere presentate e votate una per una, niente più ammucchiate”.

