Gli scandali della sanità siciliana e le croci di chi soffre

Sanità siciliana, scandali e croci: il tempo degli alibi è finito per tutti

Commenti

    Si è trovato il capro espiatorio ma la verità è che privilegiare la sanità privata e negli altri settori regionali avere meno della metà del personale minimo necessario per sopravvivere, ha il suo prezzo molto molto salato. Così come una persona non sopravvive senza le minime risorse alimentari, l’amministrazione regionale è in sempre maggiore agonia.

    Ma come è possibile davanti ad una tragedia sanitaria così immensa !,,, 356 esami istologici positivi su circa 3300 esami non letti alla data del 5 marzo 2025!!!!pari al 10,8%!!!!!!!!!!!? Con GRAVISSIMO PREGIUDIZIO QUOAD VITAM ET QUOAD VALITUDINEM avendo impedito le cure tempestive ed appropiate x questi pazienti e con immense ricadute negative non solo sanitarie ma anche sociali ed economiche x 356 FAMIGLIE!!!! GRAVI DISORGANIZZAZIONE E DISSERVIZZI E RITARDI NOTI AI VERTICI AZIENDALI E X I QUALI SE SI FOSSE DATO CORSO AI PRIMI PROVVEDIMENTI ADOTTATI NEL GENNAIO 2024 DA DIRETTORE SANITARIO AZIENDALE MOLTO PROBABILMENTE NON SI SAREBBE VERIFICATA QUESTA TRAGEDIA

    Però! Basterebbe chiedere scusa e, come si dice a Palermo “…agneddu e sucu e finiu u vattiu!…”

    Se ci fosse stato ancora Scateno, avrebbe fatto dirette infuocate, attaccato la banda bassotti e dette di ogni all’ologramma… Invece adesso, dopo la metamorfosi, c’è l’allineato Cateno. Sogni d’oro, caro Schifani.

    Lo Stato deve commissariare la sanita’ e possibilmente tutta la Regione

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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