Santa Caterina, fratture e crepe| "Degrado geomorfologico naturale" - Live Sicilia

Santa Caterina, fratture e crepe| “Degrado geomorfologico naturale”

Parla il vulcanologo dell'INGV, Marco Neri. (Foto Rei Tv)

Timpa di Acireale
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ACIREALE – E’ sicuramente uno dei panorami più spettacolari che offre il litorale acese. Non a caso infatti la piazzetta della frazione di Santa Caterina, uno dei borghi incastonati nella Timpa, si chiama Belvedere. Da giovedì scorso però una parte della suggestiva “terrazza” sul mare è transennata per la presenza di evidenti cedimenti che sono stati segnalati all’amministrazione comunale da alcuni residenti. Già la settimana scorsa vi è stato un primo sopralluogo della protezione civile comunale, ma il sindaco Roberto Barbagallo ha chiesto l’immediato intervento dell’assessorato regionale Territorio e Ambiente e della Protezione Civile Regionale. E già nelle prossime ore potrebbe esserci un nuovo sopralluogo con i tecnici regionali. Solo dopo questa valutazione si attuerà un piano di intervento mirato.

“A Santa Caterina sta avvenendo un processo di degrado geomorfologico “naturale”, non legato direttamente all’attività tettonica della faglia di Acireale”spiega il vulcanologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Marco Neri. L’esperto entra nei dettagli usando parole semplici in modo da poter dare un quadro chiaro dello smottamento che sta interessando Santa Caterina e la Timpa. “La faglia di Acireale si manifesta – aggiunge Neri – con questa vistosa scarpata sub-verticale, alta circa 120 metri nella zona in esame. E’ certamente una faglia attiva, che si muove sia attraverso terremoti (cioè è sismogenetica), sia per “creep asismico”, cioè attraverso movimenti pressoché continui che fanno “scorrere” i blocchi rocciosi contigui, senza portarli a rottura e quindi a sisma”.

Da analizzare è la morfologia della Timpa. “Questa situazione morfologica (l’alta scarpata e l’elevata acclività della stessa) – spiega il vulcanologo – fa si che la zona di Santa Caterina, ed in particolare quella prospiciente al ciglio della scarpata stessa, si trovi in un equilibrio “metastabile”, cioè basta pochissimo per innescare processi franosi più o meno estesi. Si tratta di un processo geomorfologico naturale, normale in queste condizioni, che produce nel tempo il progressivo arretramento (verso monte) del ciglio della scarpata”. Le piogge e anche la circolazione sotterranea delle acque di falda possono accelerare il fenomeno. Neri, infatti, evidenzia che “questo processo di progressivo degrado geomorfologico del versante è anche “aiutato” dalle piogge e dalle acque di infiltrazione nel sottosuolo, che rimuovono le particelle più fini nei terreni, creando vuoti sotterranei ed accelerando i fenomeni erosivi attivi lungo la scarpata.

Neri precisa che non c’è un diretto collegamento tra quanto accaduto e l’attività tettonica della faglia di Acireale: “Quindi, in definitiva, le fratture che si sono aperte a Santa Caterina non sono prodotte direttamente dall’attività tettonica della faglia, bensì sono il risultato di fenomeni erosivi legati all’azione dell’acqua piovana, dell’acqua di infiltrazione nei terreni, del vento, e della gravità”. Vi è dunque un doppio aspetto da analizzare, perché – come evidenzia Neri – “non bisogna dimenticare che la scarpata è di origine tettonica. Senza la faglia non si avrebbe la scarpata, e quindi la faglia è, in definitiva, all’origine del precario assetto geomorfologico della zona. Ciò significa anche che basta un terremoto, anche piccolo, per causare il franamento della scarpata stessa, nei punti dove già si presenta in precario equilibrio”

 


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