Sant’Agata, Renna ai politici: “Responsabilità e coerenza”

Sant’Agata, Renna chiede a politici e imprenditori “responsabilità”

Ammonimenti e precisazioni: l'omelia dell'arcivescovo e la lezione sociale della Chiesa

CATANIA – Ammonimenti duri e parole di chiarezza. L’omelia di monsignor Luigi Renna, arcivescovo di Catania, per la tradizionale Messa dell’Aurora, momento liturgico che dà il via ai festeggiamenti dedicati a Sant’Agata, è stata caratterizzata da un forte orientamento sociale. Un invito a vivere con coerenza e responsabilità la devozione alla martire catanese.

La responsabilità di politici e imprenditori

Il metropolita si è rivolto con forza agli imprenditori: “Sappiate condurre le vostre aziende in maniera virtuosa – ha detto – pensando allo sviluppo del territorio, tenendovi lontani dalla malapolitica che imperversa ancora in alcuni ambienti”.

Parole nette anche all’indirizzo di chi ricopre responsabilità istituzionali. “E a voi politici della nostra città – ha affermato – la vostra responsabilità è la forma più alta di carità, perché molto del bene comune dipende anche da voi: amate la responsabilità che vi è stata affidata, non disertate mai gli scranni del consiglio per cui siete stati eletti, perché rischiate di perdere la vostra credibilità”. Un richiamo che trova fondamento nella Dottrina sociale della Chiesa e nella predicazione di papa Leone XIV, che ha scelto il proprio nome in riferimento all’autore dell’enciclica Rerum Novarum.

“Non sottraetevi al dialogo con la gente, sottraetevi piuttosto dallo stile di chi promette soldi e non progetti, perché i soldi senza progetti non portano a niente. A volte – ha detto – può capitare di sbagliare: abbiate allora l’umiltà di chiedere scusa e di ricominciare umilmente a ricostruire il vostro ruolo per il bene comune. Non strumentalizzate mai la fede, e a chi vi invita a farlo dite che il Vangelo è sempre di più di ogni programma politico”.

Martiri della fede e martiri civili

Nel corso dell’omelia, Renna ha distinto tra martiri della fede e martiri civili, verso i quali è comunque doveroso rivolgere la memoria pubblica. “Ma cos’è il corpo di una martire? È il corpo di una donna che aveva un motivo per lasciarsi uccidere. Don Pino Puglisi è stato ucciso perché era un prete antimafia, o piuttosto un prete che, vivendo fino in fondo la sua missione, dava fastidio ai mafiosi, così che essi lo hanno fatto sopprimere? È stato ucciso come i giudici Falcone e Borsellino, come Pippo Fava e Serafino Famà, uomini che stimiamo e la cui memoria onoriamo”.

Martirio e femminicidio

L’arcivescovo ha poi posto una chiara distinzione tra il martirio di Sant’Agata e i drammatici femminicidi che riempiono tante pagine della cronaca recente. “Ogni anno, il 31 gennaio, celebriamo una Santa Messa per tutte le donne vittime di violenza e con le associazioni che si prendono cura di loro, perché teniamo alla dignità della donna ed esecriamo il femminicidio; ma la causa della morte di Agata è stata la fede in Cristo, la pena è stata quella che ogni donna vittima di violenza subisce”. Un pensiero particolare è stato rivolto alle donne che soffrono: “Care donne che soffrite così nel vostro cuore e nel vostro corpo, sentite Agata santa sorella nelle vostre sofferenze: ella vi sostenga con la sua fede e faccia sì che la vostra vita affettiva sia sempre guidata da quella fortezza d’animo che lei stessa ha avuto”.

Armi e guerra

Renna ha infine richiamato il dramma della guerra e la diffusione delle armi da fuoco, presenti illegalmente anche nel contesto cittadino. “A Catania molti posseggono armi in maniera illecita: quelle tenaglie, quei ferri incandescenti che hanno torturato Agata sono simili alle armi che oggi vediamo usare contro intere popolazioni, agli armamenti che tornano a riempire gli arsenali e a preparare stoltamente la pace con la guerra. Non puoi amare le armi e dirti cristiano; non puoi tenerle illecitamente e dirti devoto, perché offendi Sant’Agata; non puoi indossare il sacco e tenere un tirapugni: vai prima a distruggerlo e poi vieni qui da Sant’Agata; non puoi seguire colei il cui corpo ha subito violenza se sei un uomo o una donna violenta”.

“I suoi occhi sono come le stelle”

Nel concludere, l’arcivescovo ha ricordato che la testimonianza di Sant’Agata continua a generare vita e responsabilità per la città: “Oggi noi siamo il frutto di quel primo chicco di grano che è Cristo, e di coloro che con lui, come Agata, hanno lavato le vesti nel sangue del martirio: che possiamo essere tutti degni di portare per le strade di Catania questo sacro corpo, di seguire ogni giorno dell’anno i passi di sant’Agata e di dirle che i suoi occhi sono come stelle”.


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