CATANIA – Ultimo atto del procedimento davanti alla Corte d’Appello di Catania, presieduta dal Giudice Costa, per il provvedimento sulle misure di prevenzione a carico di Sebastiano Scuto. Il fondatore del colosso Aligrup dovrà aspettare il deposito della sentenza per conoscere la decisione della Corte, che potrebbe arrivare entro dieci giorni. Si tratta di un procedimento parallelo a quello del processo penale. L’imprenditore è stato condannato in secondo grado (dopo l’annullamento con rinvio della Cassazione) a 8 anni per associazione mafiosa. La Corte d’Appello in quella sede aveva riformato la sentenza di confisca limitandola alle quote Aligrup fino alla concorrenza di 15 milioni di euro e aveva dunque disposto la restituzione di tutti gli altri beni agli aventi diritto. Su questo punto la difesa di Scuto ha presentato istanza per l’immediata esecuzione della sentenza, che è stata accolta dal collegio giudicante di secondo grado. Una decisione però impugnata dal Pg davanti al Tribunale del Riesame che deve ancora decidere. La sentenza della Corte presieduta da Costa sulle misure di prevenzione potrebbe avere un certo peso nell’ordinanza del Riesame.
Ma torniamo all’udienza di oggi. La Corte è chiamata a decidere sul provvedimento di misure di prevenzione a carico di Sebastiano Scuto. Il Pg ha chiesto la confisca di tutto il patrimonio. A discutere questa mattina è stato il difensore di Scuto, il professore Guido Ziccone che ha snocciolato alcune parti delle 60 pagine delle motivazioni della sentenza del procedimento penale di secondo grado. Ziccone ha evidenziato che dal verdetto della Corte presieduta dalla giudice Quartararo sia evidente che non sussiste il presupposto “della pericolosità sociale” dell’imputato, base fondante per applicare un provvedimento di misure di prevenzione. E oltre a questo ha sottolineate che i giudici di secondo grado hanno disposto la restituzione dei beni ai familiari di Scuto.
Nella sentenza di secondo grado, e non ancora definitiva, i giudici definiscono Aligrup “un’impresa inquinata dall’apporto di capitali illeciti”. La Corte ritiene inoltre che quando è stata costituita la società di grande distribuzione, cioè nel 1987, Sebastiano Scuto era già partecipe nel sodalizio criminale. Aligrup, dunque, è stato – secondo i giudici – lo strumento appositamente creato per consentire alla famiglia mafiosa dei Laudani di inserirsi nel settore della grande distribuzione.

