MARSALA (TRAPANI) – Nella sua cava i boss si davano appuntamento in una stagione di fibrillazioni per i clan mafiosi di Marsala e dintorni. Ora quella cava e altri beni per un valore di un milione e 200 mila euro, tra cui la Geral Immobiliare, sono stati sequestrati a Michele Giacalone, coinvolto nel blitz Visir del maggio scorso. Il provvedimento è della sezione Misure di Prevenzione ed è stato chiesto dalla Procura di Palermo sulla base delle indagini dei carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Trapani. Giacalone è accusato di associazione mafiosa ed estorsione. Sarebbe stato fianco di Vito Vincenzo Rallo, che fino al 2015 reggeva la famiglia di Marsala con il benestare di Messina Denaro. Un potere che sarebbe stato messo in discussione da Nicola Sfraga.
Le tensioni scuotevano il clan. Furono convocate una serie di riunioni (fotogallery) Sfraga fece sapere che aveva il mandato ad agire da parte di Messina Denaro. Non lo chiamava per nome e cognome. “Chiddu d’addabbanna”, diceva Sfraga, aveva ordinato di mettere a tacere le polemiche. Altrimenti sarebbe scattata la punizione. L’esercito di Messina Denaro aspettava solo un un cenno dal capo.
Ecco la conversazione integrale in mano agli inquirenti in cui Sfraga avvertiva Vincenzo D’Aguanno (arrestato come gli altri nel maggio scorso, del pericolo che stava correndo: “Lo sanno pure quelli di Partinico. Lo sanno tutti che qua c’è stato… tutte queste chiacchiere… ci sono state tutte queste discussioni… con Michele (Michele Lombardo, ndr)…ehee con te… con altri… discussioni… poi queste chiacchiere… questi malumori… qualche parola da qualcheduno che c’ha messo il suo…”.
Messina Denaro era in Sicilia: “… io ti dico una cosa… perché lì va a finire… scusa… lì va a finire… perché… l’altra volta è successo che c’è… chiddu d’addabbanna… che si trova in zona… che ti dico… era nero come… come quella borsa di là. E questo… appena… ma io te lo dico perché… io… io ho avuto modo… di conoscerlo… qualche paio di volte… e di starci a parlare… e di gente vicino che stanno con lui… appena… gli girano… ma no di questa situazione… di tante situazioni… perché a quest’ora è come una… lo sai quando una cosa pronta? Dice… se quando tu gonfi una cosa… una ruota… e dici…”.
Sfraga, dunque, sosteneva di avere incontrato Matteo Messina Denaro. Nel 2015 e non lontano da casa. D’Aguanno chiedeva informazioni e il suo interlocutore aggiungeva ulteriori particolari: “…a momenti scoppia… a momenti… e tu magari ti guardi perché sai che a momenti scoppia… e te ne dico un’altra… Enzo mio… che lì c’è un esercito… un esercito… cosa c’è di dietro tu neanche ne hai l’idea… perché lì… a tutti questi… appena dice… qua… – facciamo un fosso e riempiamolo – a due secondi lo riempie. A due secondi. No un giorno? Due secondi. Perché c’è un esercito intero. Un esercito…e questo è pronto per scoppiare”.
Un esercito che però non aveva ricevuto l’ordine dal capo, guardingo com’era nei giorni in cui arrestavano i nipoti Francesco Guttadauro e Girolamo Bellomo e la sorella Patrizia Messina Denaro: “È pronto per scoppiare… e se non ci fosse stata questa occasione di questi suoi nipoti e sua sorella… se non ci fosse stata questa cosa… a quest’ora sarebbe scoppiato. E tiene ancora questa valvola… perché c’è questa situazione fino all’ultimo… perché l’altro giorno… ma stai tranquillo che scoppierà…”.

