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La ringrazio molto per il suo bel contributo. Affettuosi saluti.
Caro Direttore, sto seguendo con interesse gli interventi di “La Sicilia che (non) vorrei” e, leggendoli in sequenza, mi è sembrato emergere un dato interessante: pur partendo da esperienze e ruoli diversi, molti degli intervistati individuano problemi molto simili — giovani che partono, sanità, infrastrutture, burocrazia, debolezza della classe dirigente, annunci che faticano a trasformarsi in risultati. Ho quindi provato a fare una prima analisi comparata degli interventi già pubblicati, distinguendo i temi ricorrenti da quello che, scherzosamente, chiamerei il “pizzico di originalità” di ciascun contributo. Il primo risultato è abbastanza netto: la somiglianza è maggiore nella diagnosi che nelle soluzioni. Ed è proprio questo che, secondo me, potrebbe suggerire un secondo passaggio dell’inchiesta. Prima ancora di coinvolgere nuovi interlocutori, si potrebbe tornare da quelli già intervistati. Abbiamo chiesto loro quale Sicilia non vorrebbero; potremmo adesso chiedere di fare un passo ulteriore: come costruire, concretamente, la Sicilia che vorrebbero? Dalla prima analisi emerge infatti un altro elemento comune: gli intervistati, pur denunciandone i problemi, riconoscono alla Sicilia importanti punti di forza — competenze, giovani formati, università, imprese, risorse, posizione geografica, patrimonio, capacità professionali. La questione diventa allora: come trasformare questi punti di forza in risultati? La griglia potrebbe essere molto semplice: problema → punto di forza disponibile → proposta concreta → risultato misurabile. E a ciascuno degli intervistati già coinvolti porrei una sola domanda, volutamente semplice e selettiva: “Se dovesse scegliere una sola cosa da fare per prima per avvicinarci alla Sicilia che vorrebbe, quale sarebbe? E quale risultato concreto si aspetterebbe di ottenere?”
Avevate detto che l acqua quest' estate c era in alcune città della Sicilia sono da tre mesi senza acqua ora per sviare ivi state inventando l aumento dei traghetti uguale al governo nazionale
E ' il passato che lascia a desiderare?
La Sicilia che non vorrei è da condividere, anche se si ha la sensazione, magari errata, che sia stata generata dalla forza del destino. Ma la Sicilia che si vorrebbe tocca tutti gli argomenti. Con levità, almeno quando si afferma che con il Pnrr e i fondi europei non possiamo ripetere lo sbaglio di non creare qualcosa di duraturo, non facendoci notare che proprio oggi Repubblica Palermo e il Giornale di Sicilia titolano nelle rispettive prime pagine: “Il flop della rigenerazione urbana - La Sicilia perde 44 milioni” e “Pnrr lumaca, persi 44 milioni”. Comunque, va bene l'ottimismo, ma cantare la mezza missa, come direbbe Camilleri, non si può: tutto ciò che succede sotto le nuvole in quella celebre canzone è orribile, per non esagerare diciamo fuori misura, un po' come fatti e persone di Sicilia. Ma in una sua storia immaginaria, cosa chiederebbe Camilleri a un rappresentante dei lavoratori? Chiederebbe: “Che te ne fotte di quello che c'è sopra le nuvole, se intanto qui sotto ci stiamo (metaforicamente) bagnando?”.
