Sicilia, il “listino” delle politiche: il centrodestra scotta - NOMI

Sicilia, il “listino” delle politiche: il centrodestra scotta – NOMI

I seggi all'uninominale si incrociano, tra veleni e ripicche, col listino per le regionali, elenco al portatore dei posti da blindare
VERSO LE ELEZIONI
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PALERMO – “Nello, i documenti dove sono?”. “Quali documenti?”, “quelli per la candidatura al Senato”. Nei corridoi etnei, i colonnelli del Nello Musumeci, rincuorati per la ritrovata unità, almeno formale nel centrodestra, ripetono le ultime parole del presidente prima dell’accettazione della candidatura come capolista al Senato. I maligni non credono che lui, realmente, non avesse alcuna intenzione di candidarsi e sia stato colto alla sprovvista. I fedelissimi, però, giurano che è tutto vero.

Quello che è certo, è che nessuno, neanche i leader regionali dei partiti, fino a ieri sera potevano assicurare quale fosse l’ordine delle candidature. Quello definitivo, dovrebbe arrivare in mattinata, ma ci sono alcune caselle da sbloccare, le principali, che intersecano, secondo il migliore dei Cencelli, le regionali e politiche. I seggi all’uninominale si incrociano, tra veleni e ripicche, col listino per le regionali, elenco al portatore dei posti da blindare, per irrorare l’unità di coalizione.

Il listino

Il listino per le regionali è una delle cambiali più importanti che stanno predisponendo le coalizioni. Da lì passa il “risarcimento” per controbilanciare i seggi parlamentari. Che se all’uninominale saranno sicuramente maggiori – visto il crollo del M5S – rispetto al 2018, con un centrodestra agguerrito non basteranno mai.

E allora ecco i nomi che circolano con maggiore insistenza, rispetto ai 7 posti disponibili.

Primo identificativo in ballo è quello di Elena Pagana, compagna dell’assessore alla Sanità Ruggero Razza, prevalentemente per compensare le difficili possibilità di elezione nell’ennese. Un posto che potrebbe essere assegnato, in alternativa, a Elvira Amata: ma la coperta è corta, nonostante che i posti per i musumeciani siano lievitati dopo la rinuncia al bis di Nello. E Forza Italia non vuole pagare pegno, perdendo terreno; Gianfranco Micciché gioca le sue carte, anzi, sposta le sue pedine. Per esempio, l’ex presidente dell’Ars, candidato al Senato Sicilia 1, nel listino vorrebbe piazzare il fedelissimo Ugo Zagarella posto che potrebbe andare in alternativa a Bernadette Grasso.

Due nomi anche tra i leghisti: la Caronia o Figuccia. Poi ci sono tre esponenti di peso, per due posti, non sicuri, che fissano gli equilibri di alcuni pezzi di coalizione. Un seggio del listino potrebbe andare a Raffaele o al nipote Giuseppe Lombardo. Bisogna vedere chi dei due andrà in Parlamento, in quota Lega.

Ultimo nome che circola, anche se l’elenco dei pretendenti è lunghissimo, è quello di Toto Cordaro, in quota Udc, fresco di una rottura senza precedenti. Proprio ieri la dirigente Ester Bonafede ha dato del “traditore” a Mimmo Turano, “andato con la Lega per avere un seggio a Roma, nonostante sia ancora un assessore in quota Udc”.

Ma per Cordaro, qualcuno fa presente, nel centrodestra, che serve un’ulteriore spinta, per esempio il placet di un quasi omonimo, Totò, che di cognome fa Cuffaro.

Le politiche

La situazione è a tratti tragicomica. Per esempio, fonti accreditate della Lega, fanno sapere che sono stati chiesti i documenti a oltre 20 aspiranti candidati alle politiche. Ma ci sono da piazzare gli uscenti, Minardo è blindatissimo e i pretendenti storici, compresi i militanti della prima ora: Fabio Cantarella, ex assessore di Catania vicinissimo a Salvini, Anastasio Carrà, sindaco di Motta Sant’Anastasia e Alberto Samonà, assessore ai Beni Culturali. E ancora, c’è da dare qualche risposta alla componente “Sammartino – Sudano” che è confluita tempo fa nel Carroccio.

La coperta è corta e, fino a ieri, anche i colonnelli più altolocati mantenevano le bocche cucite. La matassa può essere dipanata solo da Roma, con Salvini che dovrebbe diramare un comunicato stampa, ufficializzando la possibilità che qualche terrone finisca “blindato” nei collegi forti del Nord.

Il discorso non cambia in Forza Italia, dove Micciché vorrebbe piazzare la segretaria storica Silvia Saitta, proprio su Catania, dopo Nicola D’Agostino, ex Italia Viva e fondatore di Sicilia Futura e, soprattutto, al posto di Marco Falcone, assessore del governo Musumeci. Proprio ieri, oltre 140 tra amministratori e consiglieri comunali etnei, hanno firmato un documento a sostegno della candidatura dell’assessore regionale alle Infrastrutture. Un pizzino per Berlusconi.

Sempre in Forza Italia, la candidatura alle politiche del capogruppo Tommaso Calderone, farebbe venir meno il posto di Bernardette Grasso nel listino.

Ruolo centrale quello di Ignazio La Russa, che sta controbilanciando anche gli equilibri dei “fratelli” d’Italia, gatte da pelare comprese.

In Fdi sono certe le candidature di Manlio Messina, Carolina Varchi ma soprattutto si vocifera di una discesa in campo, in prima persona, di Giorgia Meloni. Vuole sfidare Giuseppe Conte in qualche collegio. Una partita nazionale da giocare in Sicilia, dopo che le liste prenderanno forma.


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