Il fuoco si è portato via la vita di Alessandro

Sicilia: fuoco, distruzione, lacrime. La morte di un eroe silenzioso

Alessandro Marchì fuoco
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Il dolore per Alessandro Marchì, vigile del fuoco coraggioso

Il fuoco si è portato via tutto, per chi ha perso tutto. Si è portato via animali che erano straordinari compagni di viaggio, case, ricordi, pezzi di esistenze. Tutto ha bruciato il fuoco, lasciando l’acqua delle lacrime. Il fuoco ha distrutto tutto, mentre lo squallore della politica inanellava parole inutili. Parole lontane dal cuore di chi soffre. Parole che ignorano la pena.

Chi volesse mettersi in contatto con la verità intima del dolore non ha che da leggere il post su Facebook della scrittrice Mari Albanese.

“E’ come se ci avessero strappato il cuore dal petto – scrive -. Stanotte la nostra casetta di campagna è stata distrutta dalle fiamme. Sciolta come se non fosse mai esistita e con lei tutti i ricordi più belli. L’albero di sorbo dove un tempo papà sistemava la mia altalena, i gerani, gli ulivi, il pero. La credenza della nonna e i piatti antichi, le posate di sempre, la mia tazza di Barbie, le sedie e i tavoli, il divano. La brocca azzurra che ho sempre amato tanto. Il “maiddone” di legno massiccio dove mamma spianava il pane. Le aiuole, lo steccato, i “crivi”. Lo spazio dell’orto rimasto incolto”.

“Le fiamme – scrive ancora Mari – hanno bruciato la speranza di mia madre di rendere ancora vivo un luogo tanto caro al mio papà. Dove, se chiudevamo gli occhi, ci sembrava ancora di poter sentire sulla pelle un tempo che è stato, ma che da oggi non tornerà più”.

Gli incendi che hanno sconvolto la Sicilia non esauriscono il potere della distruzione nella cosiddetta ‘conta dei danni’. Le cose, viste da fuori, sommate e sottratte, raccontano un terribile sfacelo che è solo una parte del suo totale.

Il fuoco si è portato via il benessere. Talvolta la ricchezza. Talvolta il poco che c’era della povertà. Un solco nell’esistenza di chi combatte, di chi sta piangendo con la faccia appoggiata al suo personale muro delle lacrime. Ma si è portato via anche le memorie, i sentimenti, gli affetti, legati alla presenza delle cose. Ha offerto in cambio la cenere del nulla, come scrive Mari Albanese.

Il fuoco, soprattutto, si è portata via la vita di Alessandro Marchì. L’ha strappata ai suoi familiari, ai suoi amici, a coloro che gli volevano bene. Alessandro, 59 anni, era un vigile del fuoco. Uno di quegli eroi silenziosi che scopri, soltanto, quando ti vengono a salvare. Che tutto rischiano, per un ideale concreto.

Il capo reparto dei vigili del fuoco Alessandro Marchì era un uomo di trincea. Uno che non chiedeva agli altri l’impegno che non sarebbe stato disposto a garantire personalmente. Un cuore generoso, disponibile. Lascia moglie e figli. Le necessarie parole di cordoglio non basteranno a sanare la ferita.

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Il fuoco che ha investito la Sicilia si è portato via le parole. Quelle necessarie, come quelle futili. Resta il silenzio. Sopra una distesa di cenere.

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