PALERMO – Non solo candidature nel caldo autunno della politica siciliana. Il governo regionale, al di là delle strategie messe in campo dai partiti del centrodestra per la soluzione al rebus relativo al secondo mandato del presidente della Regione Renato Schifani, è atteso da uno slalom gigante.
Davanti all’Esecutivo una tabella di marcia con diverse incognite, legate quasi tutte all’Ars. La più grande, rinviata in piena estate, è quella relativa alle variazioni di bilancio. Una prova cruciale per la tenuta della maggioranza, dove i franchi tiratori sono sempre in agguato.
La manovrina, l’ostacolo più grande
Il ddl ‘Coesione e crescita’ varato dalla giunta Schifani nei primi giorni di agosto vale oltre 220 milioni di euro e prevede misure di sostegno in favore delle giovani coppie, delle famiglie, delle imprese e investimenti nella sanità per ridurre le liste d’attesa, aumentare le prestazioni e costruire ospedali. Tutti buoni propositi che però rappresentano soltanto il primo tempo della partita.
La manovra lieviterà ulteriormente con le proposte provenienti dai partiti. Forza Italia ha annunciato l’istituzione di un Fondo per gli investimenti “destinato a finanziare opere, servizi e interventi capaci di rispondere alle esigenze delle comunità locali e di ridurre i divari territoriali”. A questo si aggiungeranno le idee delle altre forze politiche. Tutto è ancora da discutere ma il governo cercherà di non scontentare nessuna delle componenti della maggioranza.
Nodo nomine nelle Partecipate e negli enti regionali
I temi finanziari si incroceranno inevitabilmente con quelli delle nomine nelle società e negli enti regionali. Anche in questo caso il confronto è tutto da sviluppare. I riflettori sono puntati sulla nuova governance di Irfis e sulla Cts, la commissione tecnico-specialistica che rilascia i pareri rispetto ai progetti delle imprese in Sicilia. Fratelli d’Italia, in quest’ultimo caso, chiede di avere voce in capitolo sulla successione a Gaetano Armao mentre Palazzo d’Orleans gradirebbe la riconferma dell’avvocato ed ex assessore all’Economia.
Le nomine, così come i provvedimenti proposti dai parlamentari per sfruttare lo spazio economico di manovra venutosi a creare negli ultimi anni, saranno le aspirine in tasca al governo per calmare i mal di testa delle forze di maggioranza.

La riforma della dirigenza
Gli ostacoli, tuttavia, non si esauriranno con la manovrina. Alla ripresa dei lavori d’aula tornerà d’attualità la riforma della dirigenza regionale. Il ddl nei mesi scorsi è finito vittima dei veti incrociati nella maggioranza a Sala d’Ercole e così il governo ha optato per il ritorno nelle commissioni, ma l’iter si sta complicando perché nel centrodestra l’intesa tarda ad arrivare. La riforma che dovrà ridisegnare il sistema delle fasce dirigenziali è al momento bloccata in commissione Bilancio.
Il caso Consorzio autostrade siciliane
Il governo, inoltre, sarà chiamato a dire la sua anche sul rischio di revoca della concessione del Consorzio autostrade siciliane da parte del ministero delle Infrastrutture. Sud chiama nord, attraverso il deputato Giuseppe Lombardo, ha chiesto al presidente della quarta Commissione dell’Ars, Giuseppe Carta, la convocazione di una seduta ad hoc nella quale potere ascoltare il governo.
Il Consorzio autostrade siciliane gestisce le autostrade A18 Mesisna-Catania, A20 Messina-Palermo e Siracusa-Gela. L’ente regionale guidato al momento da Filippo Nasca è finito nel mirino del ministero delle Infrastrutture e trasporti, che contesta la gestione delle arterie nell’Isola. Il Cas, intanto, ha risposto al ministero con una dettagliata memoria difensiva ma la vicenda chiama in causa inevitabilmente la Regione.

Il furto delle opere di Antonello da Messina
L’ultima grana per il governo è poi scoppiata a Ferragosto, con il furto delle opere di Antonello da Messina dal Museo Accascina della città dello Stretto. Sotto accusa il sistema di sorveglianza, mentre la Procura sta cercando di scoprire se ci siano state eventuali complicità dall’interno. Il segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo, anche nella veste di parlamentare nazionale dem, ha attaccato il ministro della Cultura Alessandro Giuli sulla sicurezza nei musei, senza risparmiare anche la Regione, alla quale ha chiesto “spiegazioni immediate” su ciò che non ha funzionato nella macchina della della sicurezza.
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“Vogliamo sapere quali procedure fossero in vigore al Museo di Messina, quali controlli siano stati effettuati – ha aggiunto Barbagallo -. Di fronte alla sottrazione di opere di Antonello da Messina non sono ammissibili zone d’ombra: bisogna capire cosa è successo e soprattutto impedire che possa accadere di nuovo”.
Le verifiche effettuate dalla Regione al MuMe di Messina, su disposizione di Schifani, ad ogni modo, hanno finora confermato “il buon funzionamento degli allarmi” e “le criticità nell’applicazione da parte dei custodi delle procedure previste dai protocolli di sicurezza”. Il dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali, Mario La Rocca, ha effettuato un sopralluogo e il dipartimento attende alcune integrazioni alla relazione consegnata nei giorni scorsi dalla direttrice del museo.




