PALERMO – Il Tar annulla la bocciatura da parte della Regione siciliana. L’assessorato al Territorio non doveva negare il via libera alla valutazione di impatto ambientale di un impianto di trattamento dei rifiuti a Pace del Mela, in provincia di Messina.
Il collegio presieduto da Salvatore Veneziano, Maria Cappellano estensore, ha accolto il ricorso della società Energiefuture, assistita dagli avocati Massimiliano Mangano, studio P.Mms Legal, e dagli avvocati Claudio Vivani ed Elisabetta Sordini.
Una decisione che potrebbe incidere sull’intero settore. La difficoltà di smaltire i rifiuti in Sicilia è un problema antico, ma la spazzatura ciclicamente torna ad accumularsi per le strade.
Con un progetto da 35 milioni di euro Energiefuture prevede di trattare 75 mila tonnellate di umido all’anno per ricavarne metano e compost per l’agricoltura.
Il diniego della Commissione
La “Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali della Regione siciliana” (Cts) l’anno scorso non aveva dato l’ok alla valutazione di impatto ambientale. Motivazione: il progetto non era indicato nel Piano d’ambito redatto dalla “Società per la regolamentazione del servizio di gestione dei rifiuti” (Srr) di Messina-Area Metropolitana che prevede, invece, la realizzazione di un impianto pubblico a Monforte San Giorgio. Un impianto pubblico fermo al palo.
Cosa dice il Tar
Secondo il Tar, il fatto che la struttura privata non sia prevista nella pianificazione d’ambito non rappresenta di per sé un fattore ostativo rispetto alla stessa pianificazione, e in ogni caso compete alla Srr valutare una possibile interferenza del nuovo impianto con quello pubblico quando entrerà in funzione. Circostanza che nel caso di Pace del Mela non risulta sia stata valutata.
I giudici amministrativi sottolineano che in un primo parere la Srr di Messina pareva avesse escluso la fattibilità dell’impianto in considerazione della previsione, nel piano d’ambito, di un impianto di recupero nel Comune di Monforte San Giorgio. In una seconda nota, invece, ha ritenuto che “la propria pianificazione d’ambito non osta al rilascio del provvedimento di autorizzazione sull’infrastruttura”.
Il diniego della Cts si basa anche su un secondo aspetto, e cioè la mancata documentazione della titolarità del flusso dei rifiuti. Da dove arriverebbe l’umido da trattare a Pace del Mela? Qualora provenissero da zone lontano secondo la Cts potrebbe incidere sugli impatti ambientali del progetto, visto il potenziale incremento del traffico dei mezzi che giornalmente dovrebbero attraversare la Sicilia.
“Anche tale motivazione del diniego non regge”, dice il Tar, perché l’iniziativa e l’attività economica privata sono libere. Quello della libera circolazione sul territorio nazionale è un principio cardine. I rifiuti possono provenire anche da province lontane da quelle in cui sorge un impianto.
I rifiuti possono circolare
Visto che il progetto del nuovo impianto non esclude il trattamento della frazione organica proveniente dalle province di Catania, Enna e Palermo, secondo il Tar la Cts “attraverso l’adozione di apposite prescrizioni ben potrebbe chiedere alla ricorrente un approfondimento dei possibili scenari, eventualmente apponendo, nell’ottica della precauzione, delle prescrizioni di monitoraggio della situazione per un determinato periodo temporale successivo alla messa in esercizio”. Di sicuro non è ammesso uno stop del trasferimento dei rifiuti a Messina da altre province.
Trizzino (M5s): situazione emblematica
“Una situazione emblematica – commenta i deputato regionale del Movimento 5 Stelle Giampiero Trizzino – figlia di una gestione regionale grossolana che impedisce agli uffici preposti alle valutazioni ambientali di esprimersi con puntualità sulle domande che via via vengono presentate”.

