ROMA – Duecentodiciannove i simboli elettorali depositati al Viminale, ma solo 169 le liste ammesse: le prossime elezioni politiche del 24 e 25 febbraio si avvicinano e le 34 liste ricusate hanno 48 ore di tempo per modificare il proprio simbolo e sperare nell’ammissione.
Il nome più illustre tra ricusati è senz’altro quello della Lega Nord: il simbolo riprotava Alberto da Giussano, la scritta “Maroni” e quella “TreMonti3L” e il simbolo della Padania. Secondo la Lega il problema sarebbe la lettera M nella scritta “TreMonti”: dovrebbe infatti essere minuscola, dunque il Carroccio non dovrebbe avere problemi a presentare un simbolo accettabile. Anche i simboli civetta, ovvero quelli che copiavano altri simboli già noti, sono stati recusati: dal simbolo clone del Movimento 5 Stelle (depositato dall’ex grillino Danilo Foti) a “Comitato Monti presidente” (non Mario, ma Samuele Monti), in sole 48 ore dovranno decidere come cambiare per il meglio il simbolo.
Sono invece 16 le liste ritenutE senza effetto per carenza di documentazione: tra queste spicca il simbolo 109, quello di Italia dei Valori – Lista di Pietro. Tanti infine i simboli “particolari”: “Movimento Bunda Bungga”, “Dimezziamo lo stipendio ai politici”, “Movimento mamme del mondo”, “Il partito internettiano” fino ad arrivare all’ossimoro di “Io non voto“, lista civica in corsa alle politiche.

