PALERMO – È stato uno dei rivoli redditizi degli investimenti della famiglia mafiosa Fontana dell’Acquasanta. La Cassazione conferma che i soldi sporchi alimentarono la società “Cafè Moka Special di Pensavecchia Gaetano & C. Snc”.
Diventano definitive le condanne per riciclaggio dell’imprenditore Pensavecchia (4 anni e 10 mesi), finito di nuovo agli arresti domiciliari lo scorso luglio, e a due anni e otto mesi per ricettazione di Filippo Lo Bianco, Michele Ferrante e Rita Fontana. Quest’ultima fu assolta nel processo chiuso con la condanna definitiva per mafia dei suoi fratelli, Giovanni e Gaetano.
I gioielli a Milano, il caffè a Palermo
Sono i figli dello storico capomafia Stefano Fontana, deceduto nel 2012. Da Palermo si era spostato a Milano, dove i Fontana avevano aperto anche in una gioielleria nel quadrilatero della moda. A Palermo 300 mila euro sono stati investiti nel caffè: 150.000 euro in contanti nella ristrutturazione del capannone della società, ora confiscata, e altrettanti per spingere gli affari richiedendone la restituzione a Pensavecchia in rate mensili.
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Cugini, ma pronti a sfidarsi
Giovanni e Gaetano Fontana si sono contesi il potere all’Acquasanta con Ferrante. Alleati, cugini ma anche pronti a sfidarsi. Le due famiglie erano arrivate ai ferri corti. Il padre di Gaetano aveva convocato Ferrante, che ha deciso di collaborare con la giustizia, per rimproveralo: “… c’era Giovanni che era tramutato… quello in ginocchio si ci è messo… lo zio Stefano… e piangeva ‘perdono’… gli fa dice: ‘Alzati… alzati”.
Anche Gaetano Fontana aveva detto di volersi pentire, ma alla fine i giudici non lo hanno ritenuto credibile. “Buffone”, “munnizza”, “fognatura”: volarono insulti nel confronto avvenuto in aula nel 2022.




