"Sono amareggiata, che potevo fare? | Mai più un caso Ganci" - Live Sicilia

“Sono amareggiata, che potevo fare? | Mai più un caso Ganci”

“Non ho niente da rimproverarmi”. Pochi giorni dopo l'arresto di Vincenzo Ganci, candidato al consiglio comunale nella lista “Amo Palermo”,  parla Marianna Caronia.
Parla Marianna Caronia
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“Non ho niente da rimproverarmi”. Pochi giorni dopo l’arresto di Vincenzo Ganci, candidato al consiglio comunale nella lista “Amo Palermo”, Marianna Caronia torna su una vicenda che “mi ha molto amareggiato. Sono arrabbiata, a dire il vero”. La deputata regionale del Cantiere popolare, candidata sindaco di Palermo, non nasconde il disappunto quando dice: “Questa storia mi ha solo danneggiata. In piena campagna elettorale, passo il tempo a sbrigare pratiche, a preparare carte”.

E tra queste carte, anche una lettera al presidente del consiglio Mario Monti. “Ho chiesto al presidente del consiglio – dice Marianna Caronia – di valutare l’ipotesi di emanare un provvedimento legislativo per porre al vaglio preventivo delle prefetture la possibilità di concedere un “nulla osta” specifico per la deposizione delle liste presso gli uffici competenti”.
Insomma, un “via libera preventivo”, per consentire a chi si candida e prepara le liste di sentirsi al sicuro “da fatti che riguardano zone d’ombre di persone formalmente incensurate”. Come era Vincenzo Ganci, prima dell’arresto: “Non solo – dice la Caronia – Ganci è tutt’ora, di fatto, un consigliere di circoscrizione del Pdl. Faceva parte anche della rappresentanza sindacale della Gesip. Che potevo saperne?”.

Già, di quelle indagini non se ne sapeva nulla. Ma qualcosa, forse, si intuisce nelle parole della Caronia, si sarebbe potuto fare. A fine marzo, infatti, al delegato di lista Giuseppe Scozzola, arriva quella mail in cui si fa riferimento a Ganci come uomo vicino ad ambienti mafiosi. “E io ho subito sporto una denuncia-querela, prima contro l’autore della mail. Poi chiedendo alle forze dell’ordine che si verificasse la fondatezza di quelle accuse. Ma la polizia – spiega la Caronia – non mi ha fatto più sapere nulla. Che avrei dovuto fare? Non si può mica dare credito, eventualmente, alle voci, su vicende così gravi?”. Ma a dire il vero, precisa la deputata, nemmeno su quelle voci ha mai avuto un vero riscontro: “Nulla. Dopo quella mail io mi sono informata, ho chiesto alla gente a lui più vicina. Ma mi dicevano tutti che era pulito, che non c’erano dubbi”. Restano le critiche di chi dice che la politica dovrebbe avere proprio questa capacità, quella di “annusare” queste situazioni, di schivarle in tempo, prima dell’intervento del giudice, o del prefetto. “Ma come si fa? Se una persona ricopre addirittura incarichi istituzionali, se ha un casellario giudiziale pulito, se sottoscrive una dichiarazione antimafia. Noi – prosegue – abbiamo fatto tutto il possibile”.

Ma adesso, la questione è un’altra. E si tinge davvero di paradosso. “Abbiamo chiesto formalmente di eliminare Ganci dalla nostra lista. Ma ci è stato detto che, se non è lui a tirarsi fuori, non è possibile. Così – dice la Caronia – sono costretta a tenere nella mia lista una persona che non voglio. I cui voti non mi interessano. Che non fa altro che gettare ombre su un progetto bello e pulito come quello di Amo Palermo”.


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