Sorbello, il politico arrestato: patto per scarcerare il figlio del mafioso - Live Sicilia

Sorbello, il politico arrestato: patto per scarcerare il figlio del mafioso

Chi è l'esponente ai domiciliari

SIRACUSA – Ex assessore regionale, ex sindaco, ex deputato regionale centrista e poi passato col gruppo di centrosinistra. Chi è Giuseppe Sorbello, il politico ai domiciliari con l’accusa di scambio elettorale politico mafioso.

Sorbello, chi è

Gli amici e gli esponenti politici lo chiamano Pippo. È stato ex sindaco di Melilli, a lungo consigliere comunale e poi assessore al Territorio e Ambiente con Raffaele Lombardo.

Nel 2017 viene eletto con oltre 7 mila voti deputato regionale con l’Udc, aderisce al gruppo dei centristi per Micari, presieduto da Marco Forzese, poi coinvolto nell’inchiesta sull’ispettorato del lavoro e, di recente, condannato per l’accusa meno grave.

Dopo l’esperienza a palazzo dei Normanni, Sorbello continua il suo percorso politico, candidandosi nel 2022 alle amministrative di Melilli: ma gli investigatori della procura di Siracusa, coordinati dal Pm Sebastiano Ardita di Catania, erano al lavoro.

Le accuse

Sorbello, alle elezioni comunali, avrebbe accettato la promessa, da Nunzio e Antonino Montagno Bozzone, “esponenti dell’organizzazione mafiosa denominata Clan Nardo, di procurare voti, anche mediante l’esercizio della forza di intimidazione e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne derivava, ni cambio della corresponsione di denaro ai predetti appartenenti al clan Nardo e dell’impegno di adoperarsi per agevolare la scarcerazione anticipata di Antonino Montagno Bozzone”. Ma l’accordo non è stato sufficiente a farlo eleggere, tanto che lo sfidante Giuseppe Carta ha conquistato il 75% dei consensi.

L’inchiesta dei carabinieri

Scavando ai piani alti della costola siracusana del clan Santapaola, i carabinieri hanno arrestato 11 persone, ritenute, a vario titolo, legate al clan Nardo: tutti i nomi.

Il clan avrebbe minacciato, “anche dall’interno degli istituti di pena – utilizzando illecitamente telefonini – chi si fosse rivolto alle forze dell’ordine – continuano gli investigatori – per denunciare un’estorsione o una minaccia subita, occultando armi ad alto potenziale offensivo, smerciando stupefacenti del tipo cocaina e marijuana – addirittura gestendo una florida piantagione composta da ben 731 piante”.

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