Spese pazze, 'firme false' all'Ars| Si indaga sui prelievi in contanti - Live Sicilia

Spese pazze, ‘firme false’ all’Ars| Si indaga sui prelievi in contanti

Palazzo dei normanni, sede dell'Ars

Un'indagine parallela sulla mala gestio dei fondi pubblici. E stavolta sono i deputati a denunciare.

PALERMO – Documenti taroccati e firme falsificate. Qualcuno si sarebbe messo in tasca i soldi dei gruppi parlamentari facendo finta che ad averli prelevati fosse stato un deputato.

C’è un’indagine parallela sulle cosiddette “spese pazze” dell’Assemblea regionale siciliana. Per la presunta mala gestio dei fondi pubblici finora ci sono state alcune condanne, dei rinvii a giudizio e dei proscioglimenti. Pochi giorni fa i pubblici ministeri Maurizio Agnello, Sergio Demontis e Luca Battinieri hanno chiesto l’archiviazione per 18 deputati ed ex deputati in carica dal 2008 al 2012.

Sono coloro hanno dimostrato di aver speso i soldi dei gruppi parlamentari per finalità politiche e istituzionali. Tra questi Mario Parlavecchio e Marco Forzese, entrambi allora nell’Udc. Quando i pm hanno chiuso le indagini e depositato gli atti i due onorevoli si sono accorti che qualcosa non andava.. “Quelle firme non sono nostre”, hanno detto e lo hanno ribadito prima nel corso di un interrogatorio e poi nella denuncia presentata in Procura, tramite gli avvocati Mauro Torti, Valentina Castellucci ed Enrico Sorgi.

Parlavecchio ha sempre sostenuto di non avere ricevuto alcuna somma in contanti dal gruppo “Udc verso il partito della nazione”. Eppure c’era la sua firma in calce alla pezza d’appoggio in cui si dava atto che l’onorevole aveva ricevuto alcune migliaia di euro.

C’è di più. Quando Forzese seppe di essere finito sotto inchiesta acquisì all’Ars la copia di alcune ricevute. Stavolta la sua firma era autentica. O almeno così sembrava visto che in sede di interrogatorio i documenti sono stati confrontati con quelli sequestrati durante l’indagine dai finanzieri del Nucleo di Tutela spesa pubblica della Polizia tributaria. Risultato: delle ricevute rilasciati in copia dall’Ars deputato non c’era traccia nel fascicolo del pubblico ministero.

Ecco perché si ipotizza che siano stati manipolati successivamente. Da chi? Da qualcuno, dice un investigatore, che potrebbe essersi messo i soldi in tasca e con la ricevuta taroccata avrebbe cercato di scaricare la colpa sui deputati.

Vicenda analoga quella denunciata da Forzese che risulta avere firmato ricevuto per ripetuti prelievi in contanti. “Mai fatto”, ha tagliato corto e i pm gli hanno creduto visto che anche per lui è stata chiesta l’archiviazione. Più che una firma su quei fogli c’era uno scarabocchio.

Infine c’è il caso di Orazio Ragusa, al cui posizione è ancora al vaglio del giudice. Anche lui, nel corso dell’interrogatorio in presenza del suo legale, l’avvocato Enrico Sanseverino, ha disconosciuto la firma su alcune ricevute. Il caso sembra destinato ad allargasi.

 


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