StM, 2200 lavoratori |in cassa integrazione

StM, 2200 lavoratori |in cassa integrazione

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La Fiom Cgil: "Il rischio è che saltino gli investimenti Modulo 9"

ETNA VALLEY
di
2 min di lettura

CATANIA – Prima hanno chiesto ai lavoratori di consumare dieci giorni di ferie, poi l’azienda è passata a chiedere la cassa integrazione ordinaria. Brutte notizie per 2200 lavoratori della St Microelectronics di Catania. Dopo un faccia a faccia tra i vertici catanesi del sito produttivo della zona industriale e le rsu del sindacato unitario, la notizia è oramai ufficiale: la St dichiara un calo produttivo trasversale su svariate tecnologie e reagisce così alla crisi. Un problema momentaneo? Risponde il segretario generale della Fiom Cgil di Catania, Stefano Materia: “L’azienda avrebbe potuto ridurre e modulare come da proposta sindacale il monte dei giorni di ferie di cui non tutti avevano disponibilità, invece ha preferito ricorrere alla cassa integrazione. Il nostro timore è che dietro questa scelta ci sia un problema industriale molto più grande e che spegnendo le macchine per una crisi momentanea oggi, si finisca per non riaccenderle domani. E far saltare gli investimenti per il Modulo 9”.

Intanto, l’annuncio della crisi della St nel settore digitale in Francia, ha suscitato le reazioni del governo francese che ha reagito prontamente. Il destino dei lavoratori catanesi potrebbe dipendere anche dalle scelte politiche e imprenditoriali d’Oltralpe. I dipendenti St potrebbero, in assenza di adeguate risposte da parte del governo italiano, azionista insieme ai francesi del pacchetto di maggioranza delle azioni, pagare le conseguenze proprio nel sito etneo.

“Lo stabilimento di Catania della STMicroelectronics non si tocca”. Lo ha detto il sindaco di Catania Enzo Bianco dopo aver preso contatto con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Claudio De Vincenti, che tornerà a incontrare nei prossimi giorni.

“Il depotenziamento – ha detto Bianco – non va nemmeno preso in considerazione. Chiederò che siano mantenuti gli annunciati investimenti per 270 milioni di euro indispensabili perché si possa passare alla produzione delle fette di silicio da otto pollici. Non c’è alcuna ragione per non investire nello stabilimento che continua ad essere e sarà un punto di riferimento essenziale per lo sviluppo del nostro territorio. Per raggiungere quest’obiettivo la città deve essere più che mai unita e ferma perché quest’industria rappresenta un patrimonio di tutti”.

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