"Stop al Reddito di cittadinanza per chi ha disertato i seggi"

“Stop al Reddito di cittadinanza per chi ha disertato i seggi”

Lollobrigida
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Commenti

    per l’on. Lollobrigida – quel 18% del totale nazionale di percettori di reddito di cittadinanza di cui parla è costituito unicamente da elettori che votano per il Movimento 5 Stelle che deve pertanto ritenersi eventualmente unico danneggiato, non certo Fratelli d’Italia.

    E’ più forte di loro, quelli della destra hanno il dente avvelenato quando parlano del sacrosanto reddito di cittadinanza che gli italiani hanno ottenuto solo grazie al M5S.

    Bene in virtù di una sacrosanta legge, storture a parte, ci sono famiglie che sono riuscite a sopravvivere, e ciò nn di meno c’è sempre chi punta il dito. Mentre ci sono storture in virtu’ di nessuna legge, che nn vengono ne attenzionate, ne perseguite, una per tutte, l’evasione fiscale.

    I presidenti di seggio di solito hanno un occupazione stabile, quindi non possono chiedere il reddito di cittadinanza.

    scroccate finchè potete, prima o poi dovrete pur andare a lavorare

    E da quanto vivere sulle spalle degli altri, è diventato un diritto sacroanto? Prima o poi, questa pacchia dovrà finire…

    Giusto stesso discorso deve valere per i parlamentari che non partecipano alle sedute togliamo anche a loro la paga mensile

    Fino a quando esiste una legge che da un sussidio per le famiglie in disagio, in mancanza di lavoro, e dico lavoro nn schiavitu’. Allora nn c’è alcuno scrocco, semmai bisogna andare a ricercare dove veramente si scrocca e tt zitti e muti.

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Niente di nuovo, né la salsiccia, né Vladimiro portano ottimismo anche se dall'altra parte c'è un signore vicino agli 80 che vuole, sempre vuole, fortissimamente vuole essere ricandidato. Quasi quasi, speriamo che ce la faccia. Ma questi sarebbero capaci di perdere anche con Schifani.

Fare i conti senza l'oste Più che grandi manovre, sembra un meccanismo di legittimazione biunivoca: la coalizione sostiene il presidente, il presidente sostiene il sindaco, il sindaco riconosce il buon operato del presidente e, alla fine, tutti certificano che loro stessi e i propri compagni di coalizione hanno lavorato bene. Ma sulla base di quali indicatori? Una volta si diceva, provocatoriamente, “piove, governo ladro”; oggi sembra che chi governa voglia far valere il principio opposto: “guerra, governo assolto”. Le crisi internazionali esistono e pesano, ma non possono diventare l’alibi permanente per tutto ciò che non funziona. Giudicato e giudicante devono essere distinti: i politici amministrano, i cittadini giudicano. E giudicano sui risultati, non sulle attestazioni di merito che i governanti si attribuiscono. Sanità, strade, acqua, rifiuti, trasporti, lavoro, servizi, qualità della vita, corruzione e criminalità sono gli indicatori veri. Se su questi fronti i problemi restano evidenti, proclamare di avere lavorato bene rischia di apparire più come un’autocertificazione che come una valutazione fondata sui fatti. E quando questa autocertificazione è troppo distante dalla realtà vissuta dai cittadini, può essere percepita come una presa per i fondelli e produrre un effetto boomerang. Il giudizio vero arriverà con il voto: la riconferma non si autocertifica, non si concede tra alleati e non si scambia. Si conquista sui risultati. Altrimenti significa, appunto, fare i conti senza il cittadino.

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