"Stop al Reddito di cittadinanza per chi ha disertato i seggi"

“Stop al Reddito di cittadinanza per chi ha disertato i seggi”

Commenti

    per l’on. Lollobrigida – quel 18% del totale nazionale di percettori di reddito di cittadinanza di cui parla è costituito unicamente da elettori che votano per il Movimento 5 Stelle che deve pertanto ritenersi eventualmente unico danneggiato, non certo Fratelli d’Italia.

    E’ più forte di loro, quelli della destra hanno il dente avvelenato quando parlano del sacrosanto reddito di cittadinanza che gli italiani hanno ottenuto solo grazie al M5S.

    Bene in virtù di una sacrosanta legge, storture a parte, ci sono famiglie che sono riuscite a sopravvivere, e ciò nn di meno c’è sempre chi punta il dito. Mentre ci sono storture in virtu’ di nessuna legge, che nn vengono ne attenzionate, ne perseguite, una per tutte, l’evasione fiscale.

    I presidenti di seggio di solito hanno un occupazione stabile, quindi non possono chiedere il reddito di cittadinanza.

    scroccate finchè potete, prima o poi dovrete pur andare a lavorare

    E da quanto vivere sulle spalle degli altri, è diventato un diritto sacroanto? Prima o poi, questa pacchia dovrà finire…

    Giusto stesso discorso deve valere per i parlamentari che non partecipano alle sedute togliamo anche a loro la paga mensile

    Fino a quando esiste una legge che da un sussidio per le famiglie in disagio, in mancanza di lavoro, e dico lavoro nn schiavitu’. Allora nn c’è alcuno scrocco, semmai bisogna andare a ricercare dove veramente si scrocca e tt zitti e muti.

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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