CATANIA – L’ispezione (a distanza) del relitto affondato il 18 aprile, diventanto tomba per almeno 750 persone, ha permesso agli investigatori che lavorano all’inchiesta sulla strage del mare di avere un quadro più completo per definire il monte accusatorio. Dalle immagini sonar è emerso che uno dei portelloni del barcone era aperto e oltre a questo dall’autopsia effettuata dai medici legali nominati dalla Procura di Malta ai cadaveri recuperati nel corso delle operazioni di soccorso non si rilevano tracce di violenza. Dettagli questi palesati durante l’ultima conferenza stampa dal Procuratore Giovanni Salvi alla presenza del dirigente della Squadra Mobile e dei vertici della Marina Militare che hanno effettuato con i loro sofisticati strumenti subacquei il monitoraggio video del natante.
Una fase d’indagine che ha portato degli effetti sui capi di imputazione di Mohamed Alì Malek, il tunisino indicato dalla Procura come il comandante del peschereccio. Cade l’accusa di sequestro di persona: non vi è la presenza di gravi indizi di reato. Va chiarito che non è stato il Tribunale del Riesame a decidere, ma della stessa Procura dopo la valutazione degli elementi probatori in suo possesso.
A carico dell’indagato permangono le accuse più gravi: naufragio e omicidio colposo plurimo. Ali Malek “avrebbe imbarcato – si legge negli atti – su un natante lungo circa 20 metri, privo di ogni necessaria dotazione di sicurezza, un numero di passeggeri del tutto sproporzionato alle dimensioni del natante e al lungo tragitto da percorrere in alto mare”. Un peschereccio troppo piccolo per ospitare oltre 700 passeggeri, ma oltre questo l’affondamento secondo le ricostruzioni degli investigatori, definite anche dalle testimonianze dei superstiti, sarebbe stato causato dalla collisione con il mercantile portoghese intervenuto per il salvataggio dopo l’Sos. “In particolare – aggiunge il sostituto procuratore nella richiesta inviata al Gip – a causa della collisione e della precaria stabilità il peschereccio si rovesciava affondando in pochi minuti. E dunque cagionava la morte di un numero imprecisato di centinaia di persone”.
Oggi, intanto, si chiuderanno gli incidenti probatori. Decine i superstiti ascoltati durante le udienze fiume che si sono susseguite in queste settimane: i testimoni hanno puntato l’indice con il tunisino assistito dall’avvocato Massimo Ferrante, che da parte sua ha già avviato l’indagine. Indagato anche Mahmud Bikhit, sospettato di essere un membro dell’equipaggio. Difeso dall’avvocato Giuseppe Ivo Russo, il siriano durante il primo interrogatorio dei pm Andrea Bonomo, Rocco Liguori e del procuratore Giovanni Salvi aveva indicato anche lui Malek di essere il comandante del peschereccio.

