Stragi del '92: chiesta archiviazione filone "mafia e appalti"

Stragi del ’92, chiesta archiviazione di un filone dell’indagine “mafia-appalti”

mafia e appalti
La procura di Caltanissetta continua a indagare
CALTANISSETTA
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CALTANISSETTA – La Procura di Caltanissetta ha chiesto l’archiviazione di uno dei filoni d’inchiesta, a carico di ignoti, sulle stragi di Capaci e Via D’Amelio. Si tratta di una parte dell’indagine che riguardava la pista del dossier “mafia e appalti” come una delle ipotesi che avrebbe potuto scatenare l’orrore mafioso. Ipotesi che al momento resta in piedi. L’ultima parola spetta al giudice per le indagini preliminari.

I pm di Caltanissetta hanno notificato la richiesta di archiviazione ai parenti delle vittime degli eccidi. Il tritolo dilaniò i corpi di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina.

Il dossier “mafia e appalti”

Nel fascicolo a carico di ignoti, aperto nel 2022, si innestò due anni dopo quello che vede coinvolti i magistrati Giuseppe Pignatone e Gioachino Natoli, e il generale della finanza Stefano Screpanti.

La Procura di Massa Carrara aveva inviato ai colleghi di Palermo delle registrazioni che nel 1991 svelavano le infiltrazioni della mafia corleonese nel Gruppo Ferruzzi e l’avanzata nel ricco Nord della Cosa Nostra di Totò Riina. Già allora emergeva il ruolo dei fratelli Nino e Salvatore Buscemi e di Francesco Bonura, costruttori mafiosi palermitani, diventati i padroni della Imeg e della Sam, due imprese del gruppo di Raul Gardini. Era la genesi di “mafia e appalti”.

Il sostituto procuratore Lama a fine agosto del 1991 scrisse ai colleghi palermitani che nel giugno del 1992 però archiviarono il caso. “Normale rapporti commerciali”, fu la conclusione.

I filoni aperti

Su quanto accadde allora ha indagato la Procura di Caltanissetta, la quale ritiene che l’inchiesta “mafia e appalti” sia stata volutamente insabbiata dall’allora procuratore di Palermo Pietro Giammanco e dagli ex pm Natoli e Pignatone, indagati per favoreggiamento aggravato dall’aver favorito la mafia (il reato è prescritto, mentre Natoli risponde anche di calunnia). Il fascicolo nei loro confronti resta aperto.

Secondo il pool di magistrati, coordinato dal procuratore Salvatore De Luca e dall’aggiunto Pasquale Pacifico, “mafia e appalti” è da considerare una delle concause più probabili delle stragi. Il fascicolo è rimasto contro ignoti anche per la morte di alcuni dei mafiosi sospettati.

Restano aperti tre filoni oltre a “mafia e appalti”: quelli legati alla massoneria e ai servizi segreti deviati e quello sulla sparizione dell’agenda rossa di Borsellino. Nei mesi scorsi i pm avevano chiesto anche l’archiviazione dell’inchiesta sulla pista nera. L’istanza è stata respinta per due volte dal gip. Contro l’ultima decisione del giudice pende ricorso per Cassazione.

Per domani, martedì 14 aprile, è fissata l’audizione di De Luca davanti alla commissione nazionale Antimafia proprio sul tema degli attentati di Capaci e Via D’Amelio.


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