13enne stuprata a Catania: confermata condanna a 12 anni 8 mesi

13enne stuprata a Catania: confermata condanna a 12 anni 8 mesi

Sarebbe stato il primo ad abusare della ragazzina

CATANIA – La Corte d’appello di Catania ha confermato la condanna a 12 anni 8 mesi a carico di un cittadino egiziano, maggiorenne, per lo stupro di gruppo di una ragazzina 13enne nei bagni della Villa Bellini. Il maggiorenne fu il primo a essere condannato.

L’aggressione del branco risale al 30 gennaio dello scorso anno. Per la violenza sono imputate – nei vari stralci, alcuni già condannati in primo grado – in tutto sette persone, tra cui due minorenni. Il processo a questo giovane extracomunitario si era svolto con rito abbreviato in primo grado, dinanzi al Gup Giuseppina Montuori.

La sentenza

Il giovane condannato sarebbe stato uno dei due ad abusare sessualmente della ragazzina (l’altro era un minorenne). E’ l’unico tra i cinque adulti ad aver scelto il rito abbreviato. In aula sono parti civili la vittima, ovvero i suoi genitori dato che lei è minorenne; e il fidanzatino, che ha assistito allo stupro perchè trattenuto con la forza dal branco e costretto a non chiedere aiuto. La ragazza è assistita dall’avvocato Cecilia Puglisi, l’allora fidanzatino dall’avvocato Eleonora Baratta.

Il giudice in primo grado aveva inflitto al giovane di nazionalità egiziana varie sanzioni accessorie, come l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici, l’interdizione in perpetuo da qualunque ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno, oltre che da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado.

Le sanzioni accessorie

Dopo l’esecuzione della pena, per due anni l’imputato non potrà avvicinarsi a luoghi frequentati abitualmente da minori, non potrà svolgere lavori che comprendano un lavoro che comprenda un contatto abituale con minori e avrà l’obbligo di tenere informati gli organi di polizia sulla propria residenza e sugli eventuali spostamenti.

Il processo a porte chiuse

Il processo si è svolto a porte chiuse. Quattro adulti su cinque sono accusati di concorso nel reato di violenza sessuale aggravata, perché avrebbero fisicamente tenuto fermo il fidanzatino minacciandolo e costringendolo ad assistere a quanto stava accadendo. Il quinto, come detto, è colui che avrebbe materialmente abusato per primo della vittima.

L’ordinanza e l’indagine

“L’orrore”, così scrisse il gip Carlo Umberto Cannella nell’ordinanza con cui convalidò gli arresti, “ha avuto fine solo grazie al tentativo della ragazza di liberarsi”. Anzi, sulla base della personalità degli indagati, “poco avvezzi al vivere civile, appare probabile che, in assenza della disperata reazione, la terribile violenza sarebbe proseguita anche a opera di altri indagati”, si legge ancora nel faldone.

L’inchiesta dei Carabinieri di Catania è stata coordinata dalla Procura ordinaria. Per quanto riguarda invece il filone in mano alla Procura minorile, invece, che ha rinviato due giovani a giudizio (uno con rito ordinario e uno con l’abbreviato) è stato coordinato dai magistrati Carla Santocono e Orazio Longo.


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