Tangenti all'obitorio del Cervello, 4 indagati tra le imprese funebri

Tangenti all’obitorio del Cervello, 4 indagati tra le imprese funebri – NOMI

L'inchiesta della procura di Palermo si allarga con 4 nuove misure cautelari

PALERMO – Sono titolari o dipendenti di imprese funebri. I loro nomi si aggiungono ai tre addetti alla camera mortuaria dell’ospedale Cervello che a metà febbraio sono finiti agli arresti domiciliari. Il giudice per le indagini preliminari Carmen Salustro, su richiesta della Procura della Repubblica, dopo gli interrogatori preventivi ha imposto quattro nuove misure dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Dalle indagini della squadra mobile è emerso che Domenico Anselmo, Michele Lotà, Giuseppe Lucera e Giuseppe Maggio avrebbero pagato per il rilascio delle salme. Ad incassare quelle che secondo l’accusa sono delle tangenti, sarebbero stati Vincenzo Romano, da pochi mesi in pensione, Onofrio Leonardo e Giuseppe Suriano.

Per i dipendenti del Cervello non è stato necessario l’interrogatorio preventivo prima della misura cautelare perché si è configurato il rischio di inquinamento probatorio. Una microspia piazzata dagli agenti della sezione anticorruzione della Mobile avrebbe svelato le strategie degli indagati per mettersi al riparo dalle indagini.

Ed invece i poliziotti, agli ordini del dirigente Antonio Sfameni, avevano già registrato tutto. Comprese le manovre da adottare qualora gli indagati fossero stati convocati dall’autorità giudiziaria. Gli indagati avrebbero accelerato le pratiche per la cura e il rilascio di salme di deceduti in ospedale, anche quando mancavano le autorizzazioni comunali. In alcune occasioni i dipendenti dell’obitorio, sempre dietro compenso economico, avrebbero favorito alcune imprese funebri, indirizzando i familiari dei defunti.

Così è accaduto ai parenti di un irlandese. I referenti dell’impresa funebre sono stati filmati mentre versavano a uno dei dipendenti una tangente da cinquecento euro. A metà dicembre scorso, situazioni analoghe erano state scoperte al Policlinico. In quel caso ai domiciliari erano finiti Marcello Gargano e Salvatore Lo Bianco. Mentre per i dipendenti, Antonio Di Donna e Giuseppe Anselmo il gip aveva disposto la misura della presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria e la sospensione dall’esercizio di pubblici uffici o servizi per un anno. Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria anche per Marcello Spatola, Giacomo Marchese, Francesco Trinca, Nunzio Trinca, Davide Madonia.

“Eh, Marcè, là al Cervello, s’impostarono come a voi altri, come organizzazione cose… si impostarono come a voi altri, si impostarono, belli sistemati, richiesta, tutte cose…”, diceva l’impresario Francesco Trinca a Marcello Gargano. E così i riflettori investigativi si sono accesi anche sull’altro ospedale palermitano. Nel cellulare di Trinca c’era traccia di decine di contatti con Vincenzo Romano.

Secondo la Procura, i tre dipendenti avrebbero organizzato un’associazione a delinquere. In cambio di soldi – da 20 a 500 euro – avrebbero accelerato le pratiche. “Minchia attummuliammo”, disse un giorno Leonardo Onofrio.


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