Termovalorizzatori, M5s all'attacco | Contrafatto: "Ecco perché servono"

Termovalorizzatori, M5s all’attacco | Contrafatto: “Ecco perché servono”

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I grillini: "Puntare tutto sulla differenziata". L'assessore ai Servizi di pubblica utilità: "Gli inceneritori sono essenziali per lo smaltimento di rifiuti non riciclabili".

PALERMO – Il Movimento 5 stelle all’Ars punta il dito contro l’esecutivo Crocetta che “ha deliberatamente scelto di percorrere la strada degli inceneritori, addirittura rilanciando sulla proposta dello Stato, prevedendone sei anziché i due messi sul piatto da Roma”. “Si scopre ora – afferma la deputata alla Camera Claudia Mannino – che quello statale non era nemmeno un imperativo categorico. Il ministro Galletti infatti, rispondendo al question time, ha detto chiaramente che le Regioni sono liberissime di percorrere strade alternative agli inceneritori, purché abbiano un sistema di gestione dei rifiuti in linea con le normative vigenti. E quello siciliano, in cui il 90% dei rifiuti viene portato in discarica senza neanche il pretrattamento non lo è”.

Per i grillini “gli atti da mettere in pratica subito ci sono e rispondono al nome di raccolta differenziata. Va attuata – dice la Mannino – una politica di incentivazione della raccolta differenziata che nel giro di breve tempo consenta di arrivare ai livelli previsti dalla legge. Sarebbe la soluzione a tutti i problemi, metterebbe al riparo i cittadini da enormi pericoli per la salute e consentirebbe ai comuni anche notevoli guadagni”. Un’ipotesi questa, confermata dal presidente della commissione Ambiente dell’Ars, il cinquestelle Giampiero Trizzino. “Abbiamo preso come esempio – dice Trizzino – la discarica di Bellolampo, alle porte di Palermo, che è la più grande della Sicilia. La mole di rifiuti che produce Palermo è di 346 mila tonnellate l’anno, con una differenziata che non arriva al 10 per cento. In discarica pertanto finiscono circa 310 mila tonnellate di rifiuti. Con una differenziata al 65 per cento in discarica finirebbero appena 120 mila tonnellate di rifiuti, cosa che porterebbe enormi vantaggi. In primis il Comune avrebbe introiti per la vendita dei materiali per circa 7 milioni di euro l’anno, quasi 10 volte le entrate attuali. In secondo luogo la vita della sesta vasca di Bellolampo non sarebbe stata di 5 anni ma di oltre 12 anni. E tutto questo senza alcun inceneritore, senza spendere milioni di euro e anni interi per costruire un impianto altamente inquinante e cancerogeno su tutta Palermo”. Uno scenario, questo, ovviamente, che vale per Palermo ma anche per tutte le altre discariche dell’isola, con ricadute notevoli che finirebbero perfino nelle tasche dei cittadini. “Con guadagni del genere – afferma Trizzino – non è assolutamente peregrina l’idea di abbattere notevolmente la tassa sui rifiuti, che attualmente pesa maledettamente sui bilanci delle famiglie”.

“La raccolta differenziata è una priorità per il governo siciliano. Purtroppo ad oggi, per l’inerzia dei comuni, siamo ben lontani dall’obiettivo del 65% chiesto dall’Unione europea e i nostri sforzi sono tutti finalizzati al raggiungimento di questa percentuale nel più breve tempo possibile, sia per tutelare l’ambiente che per evitare possibili procedure di infrazione. Proprio per questo stiamo potenziando gli impianti per il compostaggio e studiando il sistema di attivare i project financing per infrastrutturare la nostra Regione, viste le scarse risorse pubbliche”. Lo afferma in una nota l’assessore regionale Vania Contrafatto, replicando al M5s che aveva attaccato il governo di Rosario Crocetta nella gestione dei rifiuti. “Ma anche se raggiungeremo il più alto livello di differenziata – osserva – avremo sempre una parte residuale, minima, di rifiuto che non potrà essere riciclato, ossia la frazione secca dell’indifferenziato. L’Unione europea dal 2016 impone di non conferire più rifiuti in discarica e indica come unica alternativa la valorizzazione di questo porzione minima, ottenendone energia: per questo il governo nazionale ha emesso un decreto che prevede 12 termovalorizzatori, di cui due in Sicilia. Non si tratta quindi di una nostra scelta, ma di qualcosa a cui siamo obbligati in virtù di direttive europee e statali. L’alternativa, del resto, sarebbe quella di continuare a portare rifiuti in discarica, al netto della differenziata”.

“La Sicilia però – spiega l’assessore – ha avanzato una controproposta: non due termovalorizzatori ma sei, più piccoli e meno impattanti, che evitino di far viaggiare i rifiuti per centinaia di chilometri lungo le strade siciliane, puntando sulle piattaforme integrate. La Regione si confronterà con gli enti locali e i territori per la localizzazione di questi impianti che saranno una extrema ratio, visto che l’obiettivo prioritario è e resta la raccolta differenziata che i comuni devono però necessariamente aumentare”. (ANSA).

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