Sicilia, terzo mandato ai sindaci: due diffide contro l'Ars

Terzo mandato, due sindaci diffidano l’Ars: “Si adegui alla Consulta”

Galvagno replica: "Il Parlamento non può subire pressioni"
LA NORMA ATTESA DAI COMUNI
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PALERMO – Dopo gli appelli dell’Anci in favore del terzo mandato per i sindaci dei Comuni siciliani con una popolazione compresa tra i cinquemila e i 15mila abitanti, due primi cittadini diretti interessati passano all’azione e diffidano l’Ars. Si tratta della sindaca di Agira (Enna), Maria Greco, e del sindaco di Serradifalco (Caltanissetta), Leonardo Burgio. I due saranno spettatori interessati della seduta di domani, mercoledì 11 marzo, quando il nodo arriverà al pettine e l’Aula dovrà votare.

Sindaci contro l’Ars

Greco e Burgio intendono infatti ripresentarsi alle elezioni comunali ma questo sarà possibile soltanto se Sala d’Ercole approverà il ddl presentato dal capogruppo della Lega, partito di Burgio, Salvo Geraci. Le due diffide, rese note dal presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, intimano al Parlamento regionale di adeguare la normativa regionale a quella nazionale sulla base anche di una recente sentenza della Consulta, dando così la possibilità del terzo mandato ai sindaci.

Galvagno: “Nessuna pressione sul Parlamento”

Galvagno, però, codice civile alla mano, ha ricordato che la diffida “è un atto con cui un soggetto, per la tutela di un proprio diritto, intima ad un altro soggetto di adempiere ad un obbligo o di adottare un provvedimento”. “Questo strumento non è utilizzabile nei confronti dell’Assemblea – le parole del presidente dell’Ars -, la cui attività viene svolta sulla base di una previsione costituzionale”.

Galvagno è stato chiaro: “L’attività dell’Ars non può subire condizionamenti esterni diretti ad ottenere l’approvazione di un atto legislativo, nemmeno quando questo sia ritenuto necessario per l’adeguamento ad una normativa statale o sovranazionale”. Sala d’Ercole, quindi, “si determinerà in piena autonomia” e “nella consapevolezza del quadro normativo e giurisprudenziale esistente”.

Galvagno abito
Gaetano Galvagno

Terzo mandato, voci contrarie anche nel centrodestra

Tutto questo mentre in aula sono riemerse le voci contrarie al ddl, che non arrivano soltanto dall’opposizione. Fabrizio Ferrara (FdI) e Gianfranco Miccichè (Misto) hanno già illustrati la loro contrarietà al ritorno della norma a Sala d’Ercole. “Sarebbe un attacco all’autonomia del Parlamento”, ha ricordato il meloniano, mentre l’ex presidente dell’Ars ha reagito piccato alla diffida presentata dai due sindaci: “Sarei anche favorevole al terzo mandato ma nessuno può permettersi di diffidare il Parlamento”, ha affermato.

L’Aula ha comunque respinto la pregiudiziale presentata dal deputato Pd Dario Safina, sulla base dell’articolo 101 del regolamento d’aula, contro la trattazione del ddl all’ordine del giorno. Al momento del voto la proposta di Safina è stata respinta con 21 voti contrari e soltanto 18 favorevoli. L’Aula, quindi, andrà al voto sul testo. In aula il coordinatore regionale M5s Nuccio Di Paola ha chiarito: “No a leggi ad personam, chiedermo il voto segreto”.

Greco: “Il rispetto della Consulta non è un’opzione”

Sul campo, intanto, resta la presa di posizione dei due sindaci, spiegata così da Greco, esponente di Mpa-Grande Sicilia, con una nota: “Siamo purtroppo consapevoli che la votazione dell’Ars rischia di riproporre esattamente quanto già accaduto il 17 febbraio”, ha spiegato riferendosi alla bocciatura della norma contenuta nel ddl Enti locali. Il rischio di un nuovo ko, magari anche con il ricorso al voto segreto, “sarebbe un fatto di estrema gravità istituzionale, perché significherebbe procedere come se nulla fosse accaduto – ancora Greco -, ignorando perfino una sentenza della Corte costituzionale”.

Un tempo una sentenza era una sentenza e rappresentava un limite invalicabile per chiunque, a maggior ragione per chi esercita funzioni pubbliche – è la tesi della sindaca di Agira -. Oggi, invece, assistiamo al tentativo di aggirare quel limite, come se alcuni deputati ritenessero di potersi collocare al di sopra della legge. E non è casuale che tutto ciò avvenga attraverso il voto segreto, uno strumento che finisce per nascondere le responsabilità individuali e impedire ai cittadini di conoscere le scelte dei propri rappresentanti”.

“Noi sindaci – ha concluso – abbiamo già formalmente diffidato i deputati regionali dal procedere in questa direzione e ribadiamo con fermezza che, qualora dovesse consumarsi questo ulteriore strappo istituzionale, tuteleremo in ogni sede il nostro diritto soggettivo e le prerogative delle comunità che rappresentiamo. Il rispetto della legge e delle decisioni della Corte costituzionale non è un’opzione. È il presupposto stesso dello Stato di diritto e della credibilità delle istituzioni”.


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