PALERMO – Terzo mandato per i sindaci: l’Ars ci riprova per la seconda volta, a dieci giorni dalla bocciatura. La Conferenza dei capigruppo ha pianificato il percorso e il voto è previsto tra una settimana. Ma l’opposizione attacca: “Chiederemo nuovamente il voto segreto”.
Un terzo mandato per i sindaci dei Comuni tra 5 e 15 mila abitanti e la possibilità di ricandidarsi, senza limiti, nei Comuni con meno di 5 mila abitanti. L’Ars ci riprova con uno schieramento che comprende gran parte della maggioranza e Sud chiama Nord, il gruppo guidato da Cateno De Luca.
La Conferenza dei capigruppo ha incardinato in Commissione Affari istituzionali il disegno di legge. La Commissione, presieduta da Ignazio Abbate, è stata convocata d’urgenza. Sarà possibile depositare emendamenti fino a venerdì. Martedì 10 è prevista la discussione generale, mercoledì il voto all’Ars.
L’ombra del voto segreto
Nuccio Di Paola, deputato del Movimento 5 Stelle all’Ars, non ha dubbi: “Richiederemo il voto segreto. Il ritorno in Aula della norma sul terzo mandato mi sembra una forzatura per accontentare una decina di sindaci vicini ad alcuni deputati. Poteva essere recepita un anno fa; è stata già bocciata”.
Nel mirino dell’opposizione anche l’intesa, su questo voto, con Sud chiama Nord, che “è rappresentata da tre sindaci – aggiunge Di Paola -. Non so quali siano fuori dal limite dei mandati: è un ragionamento legato a determinati amministratori. Vorrei capire quali, in provincia di Messina, abbiano bisogno di questa norma per essere ricandidati. Ci sono pressioni importanti”.
Di Paola è convinto che il voto segreto possa portare a una nuova bocciatura, anche perché all’Ars il deputato regionale Fabrizio Ferrara di FdI ha preso le distanze.
Assenza: “Spero in maggiore responsabilità”
Il capogruppo dei meloniani Giorgio Assenza prova a gettare acqua sul fuoco: “Ferrara non è in disaccordo, ma se l’Assemblea ha espresso una volontà, rivotare a distanza di dieci giorni, per lui è una lesione dell’autonomia del Parlamento, anche se c’è stata la sentenza della Corte costituzionale, direttamente non applicabile in Sicilia”.
Il capogruppo conferma “che Sud chiama Nord è stata determinante per cambiare l’ordine del giorno e che, se non fosse stata della partita, non sarebbe stato possibile farlo: da soli non avremmo raggiunto i due terzi necessari per la modifica”.
“Speriamo che sia la volta buona – conclude Assenza – certo che temo il voto segreto, speriamo che ci sia maggiore responsabilità”.
Ma le acque non sono affatto tranquille. Di Paola annuncia una verifica “per capire quali sindaci sotto i 5 mila abitanti e tra i 5 e i 15 mila abitanti siano interessati dal voto”.
E i franchi tiratori potrebbero essere ancora in agguato.

