Cuffaro, il tiro al bersaglio - Live Sicilia

Cuffaro, il tiro al bersaglio

Colpevole, certo. In carcere per scontare una condanna inappellabile, certo. Ma a qualcuno comincia a sorgere il sospetto che quello contro Totò Cuffaro sia diventato un tiro al bersaglio.

Quanti sono gli ismi perversi legati al ‘Cuffarismo’, alludendo con tale sommaria definizione a un sistema di potere, a una sentenza della Cassazione, a un agglomerato sicilianissimo e nebuloso di cui nessuno scorge i confini? Proviamo a enumerarli.

C’è l’Innocentismo e si basa sul pregiudizio che le sentenze non contino o che ci siano colpevoli più innocenti di altri. Ognuno può pensarla come vuole, discutere i processi, criticare i pronunciamenti dei giudici che non rappresentano verità rivelate e depositate in un testo sacro. Sono parole marchiate a fuoco sulla pelle dei vivi. Eppure, una condanna definitiva è un dato oggettivo da cui partire. Ogni giudizio in chiave morale deve tenerne conto. Totò Cuffaro è colpevole.

C’è il Colpevolismo, l’estremismo contrario. Chi è reo lo sarà in eterno, in un inferno di rigenerata dannazione. Qualunque crimine gli sarà imputabile, qualsiasi nefandezza gli sarà ascrivibile. Nessun percorso di espiazione verrà mai riconosciuto. Totò da Raffadali, già governatore di Sicilia, ha evidenziato segni di riscatto, con un comportamento vicino alla dignità istituzionale, assai più consono delle sguaiataggini di alcuni tra i suoi detrattori? Non importa. Cuffaro, è per taluni, al netto degli eventi e delle scelte che l’hanno rinchiuso a Rebibbia, un uomo a cui volere comunque bene? Costoro hanno bestemmiato. E chi si ostina a nutrire sentimenti di benevolenza è un eretico. Oppure, sicuramente, un mafioso.

C’è, infine, il Giustizialismo che è il compagno di strada del Colpevolismo, nel condurre all’emissione di sempre nuove condanne popolari. La vicenda tutta da vedere di un debito – con possibile pignoramento della casa di famiglia a Palermo – ha già preso le sembianze di una forca rinnovabile per dosi e puntate.

Si tratta dell’ultimo capitolo di una serie di notizie che, se non denotano accanimento, lasciano trasparire un certo compiacimento collaterale. I colloqui in carcere dati in pasto alla mediaticità, la visita negata alla madre e adesso l’appunto di Riscossione.  Nessuno si scaglia contro accertamenti, inchieste e decisioni in sé. Tuttavia, la sopraggiunta debolezza potrebbe diventare il preambolo del tiro a segno contro uno che fu potente.

 Che l’ex presidente sia responsabile di un reato gravissimo per cui sta scontando una pena appare chiaro, ma che sia anche il bersaglio più facile da colpire sembra plausibile. Almeno, è questo il dubbio che ronza nella testa di molti che non sono mai stati cuffariani della prima ora.


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