"Li vai a controllare". La conta dei voti nel "sistema" Cuffaro

“Ti dico dove e li vai a controllare”. La conta dei voti nel “sistema” Cuffaro

Cosa emerge dagli atti dei magistrati

PALERMO – Dal galoppino a Totò Cuffaro, passando per l’imprenditore, l’infermiere e il dirigente regionale. A giudicare dalle intercettazione c’è chi giura di potere garantire un pacchetto di voti, addirittura di controllarli. Millantano? Come prova sono pronti a sventolare sotto il naso dei miscredenti la lista con i nomi dei votanti e delle preferenze promesse.

Cuffaro “mi ha chiesto la cortesia”

Sono gli atti dell’inchiesta sul cosiddetto “sistema Cuffaro” che offrono uno spaccato torbido. Altro che libertà di voto. Durante la campagna elettorale per le amministrative 2022 a Palermo, Santo Castiglione, gestore del Kalhesa, si era impegnato ad appoggiare la candidatura di Daniele Papa che però non sarebbe stato eletto.

“Mi ha domandato… mi ha chiesto la cortesia Totò”. A Cuffaro servivano “sei-settecento voti”. L’accordo andava rispettato. Al massimo “sottobanco dieci voti compà non di più” prometteva Castiglione a Gaetano Canzoneri, oggi consulente dell’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Aricò che gli aveva chiesto sostegno per un altro candidato.

I voti “te li vai a controllare”

Normali trattative da campagne elettorali, decisamente meno rituale il successivo passaggio. “E però mi dici dove giusto?”, chiedeva Canzoneri. “Nncà ciertu (ovviamente)… dico dove e te li vai a controllare”, rispondeva l’imprenditore dimostrando, almeno a parole, di potere indicare il seggio affinché la sua promessa venisse riscontrata.

Cuffaro stava portando avanti un bel “progettone” politico e Castiglione sperava di poterne fare parte. Papa aveva saputo che si poteva accedere a fondi per iniziative “culturali, socio aziendali”. “Ci sono i fondi alla Regione che lui può prendere”, diceva l’imprenditore che un giorno avrebbe presentato a Cuffaro la moglie del boss di Villagrazia Antonino Capizzi.

Quest’ultimo sta scontando una condanna per mafia. È fratello di Sandro, pure lui condannato per mafia, e sono figli del boss di Villagrazia, ed ergastolano, Benedetto. La donna, Anna Lisa Serena Chisesi, nel 2022 ringraziava Castiglione per averle presentato il politico: “Io adoro Totò Cuffaro, cioè partici da questo principio… sono innamorata di lui… grazie per avermi dato l’occasione di dargli un bacio”, diceva la donna.

Cuffaro, l’infemiere e i voti

Dall’informativa emerge anche la “forte capacità di influenza di Cuffaro nel settore della sanità regionale che avrebbe fatto valere per ottenere il trasferimento ad una sede più favorevole di Giuseppe Russotto in cambio dell’adesione dei quest’ultimo alla Nuova Dc e del conseguente spostamento di un consistente pacchetto di voti nell’area di Licata”. Il trasferimento era dal pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento al San Giacomo D’Altopasso di Licata.

Il trasferimento viene indicato come “contropartita per assicurarsene l’appoggio politico per la Dc di Cuffaro e del deputato regionale Carmelo Pace”. Ne parlavano a marzo 2023. Augusto Baldo spiegava a Russotto, primo degli eletti nel precedente voto amministrativo, che i pazienti lo avrebbero votato a prescindere dalla lista in cui si fosse candidato: “Ma i vecchi a cui vai a fare le flebo non gli interessa con chi sei candidato…quando ti sei candidato… quando… i vecchi ti chiamano e ti dicono… Pè a chi dobbiamo votare? cu… in quale lista sei? Dimmi quale nome dobbiamo mettere…”.

Alle elezioni di maggio 2023, la Dc otteneva nel comune di Licata complessivamente 2332 voti. Russotto fu il primo degli eletti, la seconda Tiziana Baldo, sorella di Augusto. Il trasferimento? “… questi stanno dimostrando che se prendono un impegno, lo mantengono… perché gli interessa, no perché, che sono santi… angeli del paradiso, perché gli interessa tirarsi a uno che prende mille e quattrocento voti e che scarso, scarso, scarso ne prende quattrocento”, diceva Augusto in una conversazione con il fratello. Niente da fare, invece, per il candidato a sindaco Angelo Iacona.

“E 18 mila voti a Palermo, sono settanta…”

A gennaio 2024 era Cuffaro a fare un calcolo seppure grossolano dei voti del suo partito. “… io ipotizzo che quindici mila voti ad Agrigento li possiamo prendere… cinque qua a Trapani e sono venti… io metto Caltanissetta… Enna la tengo bassa e ne metto altri cinque e sono venticinque e cinque a Ragusa e sono trenta…mettiamo tremila voti a Siracusa e sono trentatré… quindici a Catania quarantotto… quattromila voti a Messina… cinquantadue… e diciottomila voti a Palermo sono settanta…”.

Sempre a proposito di voti, il 23 luglio 2024 Giovanni Tomasino, direttore generale del Consorzio di Bonifica della Sicilia occidentale (anche per lui come per Cuffaro si attende la decisione del giudice sulla richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla Procura di Palermo ndr), raccontava a Cuffaro che Luca Sammartino, tornato a fare l’assessore regionale all’Agricoltura in quota Lega, lo aveva accusato di non averlo appoggiato alle elezioni regionali: “Allora io gli ho fatto un elenco… che ti posso dare se tu un giorno vuoi parlare con questo pezzo di merda di Sammartino e… io che non ho fatto un cazzo per lui… gli posso dimostrare che io gli ho dato trecento voti…”. A ciascuno i suoi voti.

La nota di Cirillo

Riceviamo e pubblichiamo una nota del segretario regionale della Democrazia cristiana, Stefano Cirillo.

Il caso Russotto e il presunto “sistema Cuffaro”

Nell’articolo si afferma che Giuseppe Russotto, a Licata, sarebbe stato eletto nella lista della Democrazia Cristiana in virtù di un presunto “sistema Cuffaro”. È necessario però ricordare due elementi fondamentali, che completano il quadro: Russotto fu candidato nella lista della Democrazia Cristiana di opposizione, perché nella coalizione che ha vinto la DC non l’avevano voluta.

Una volta eletto, nel giro di pochi mesi ha lasciato la Democrazia Cristiana per passare a Forza Italia. Se davvero fosse esistito un qualche “sistema Cuffaro” capace di garantire e controllare il suo pacchetto di voti, non si comprende perché Russotto avrebbe immediatamente abbandonato il partito che lo avrebbe sostenuto per approdare altrove.

A meno che – per coerenza logica – non si debba ipotizzare l’esistenza di un altro “sistema”, ben diverso da quello attribuito a Cuffaro. Anche perché il passaggio di Russotto ad altro partito è avvenuto contestualmente alla sua nomina a coordinatore sanitario infermieristico dell’ospedale di Licata. È quindi legittimo domandarsi: è un sistema Cuffaro o è un sistema diffuso?

Chi chiedeva davvero di controllare i voti? Dall’articolo – e, immagino, anche dalle intercettazioni originali – emerge chiaramente che colui che chiedeva di “controllare i voti” non era Cuffaro. È utile rileggere con attenzione: le persone che parlano di liste, seggi e controlli non sono né Cuffaro né suoi diretti collaboratori.

Attribuire a Cuffaro parole o intenzioni che non risultano negli atti significa creare un nesso che gli stessi dialoghi riportati nell’articolo non dimostrano.

Infine, il passaggio relativo ai “70 mila voti” e alla suddivisione per provincia è stato presentato come parte di un sistema organizzato.

In realtà, chiunque abbia un minimo di esperienza politica sa che un dirigente di partito fa abitualmente delle stime, provincia per provincia, per valutare il potenziale sostegno a un eventuale candidato—presumibilmente, all’epoca, un’ipotesi di candidatura alle Europee.

Non c’è nulla di irregolare o occulto: si tratta di normali analisi politiche preliminari, tanto più che quel candidato, alla fine, non è mai stato presentato.


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