Transfughi, centristi, un Pd diviso | La giungla di Palazzo d'Orleans

Transfughi, centristi, un Pd diviso | La giungla di Palazzo d’Orleans

Transfughi, centristi, un Pd diviso | La giungla di Palazzo d’Orleans

Le correnti e le liti tengono in piedi il governo Crocetta. Ecco una breve guida.

Gli alleati del presidente
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PALERMO – Il Pd non è un partito. Sono almeno due, tre, quattro i partiti che vivono all’ombra dell’insegna democratica. E sarebbe già complicato così tracciare un quadro delle forze alleate di Crocetta, se solo la maggioranza che oggi regge le sorti del governo regionale, non fosse invece una vera e propria foresta di facce, nomi e storie. Un puzzle variopinto, e ancora più complesso perché i pezzi cambiano costantemente dimensione, forma e colore. Ecco una breve guida per non perdersi nella jungla della maggioranza.

Tanti partiti in un solo Pd

Crocetta ieri ha convocato gli assessori “renziani” a Palazzo d’Orleans. Certificando quello che è sotto gli occhi di tutti: l’esistenza di più forze politiche unite dall’unico simbolo. Forze politiche che hanno obiettivi assai diversi le une dalle altre. Intanto, partiamo dall’inizio. Cioè dal vertice. Crocetta, a volte si dimentica, è un esponente del Partito democratico. E piaccia o non piaccia, rappresenta una area di quel partito. Certo, il governatore ha pasticciato come al solito, con la creazione del “Megafono”, un po’ Pd, un po’ no. Ma attorno a lui si riunisce ancora qualche forza riferibile al partito: in particolare quelle rappresentate da Beppe Lumia e da tutto ciò che dal “senatore della porta accanto” discende. Ci sono poi, come detto, i “renziani”. Che in giunta vengono rappresentati dagli assessori Gucciardi, Baccei e Contrafatto, e a Sala d’Ercole, tra gli altri, dalla capogruppo Alice Anselmo e dal deputato catanese Luca Sammartino. “Se appoggiassi Crocetta sarei da Tso” ha detto Faraone. Quanto basta per comprendere la natura dei rapporti tra quest’area del partito e i governatore. Che in passato, a dire il vero, aveva litigato furiosamente con un altro pezzo di Pd: quello rappresentato in particolare dal segretario regionale Fausto Raciti e dall’assessore all’agricoltura Antonello Cracolici. “Si sono spente le luci” disse un giorno l’ex capogruppo, a suggellare mesi in cui destinò all’esecutivo carezze come: “Quella è una giunta di camerieri” o “Questo è il governo delle briciole e dei gabinetti”. L’altro assessore di quell’area, Bruno Marziano, aveva addirittura promesso di denunciare Crocetta per “voto di scambio” dopo la nomina ad assessore di Piergiorgio Gerratana, in piena campagna elettorale bis a Siracusa. Insomma, basterebbe già. Ma la mappa è ancora assai complicata. In mezzo, tra Crocetta, renziani ed “ex cuperliani” ecco gli Areadem di Giuseppe Lupo. Rimasti fuori per qualche minuto dall’ultimo rimpasto, prima della nomina di Anthony Barbagallo. A dire il vero, questi deputati sono, di fatto, organici ai renziani di Faraone e non a caso hanno recitato un ruolo da protagonisti alla Leopolda. Non manca, poi, qualche ex “Giovane Turco” (ad esempio il vicecapogruppo all’Ars Giovanni Panepinto) e qualche crisafulliano come Mario Alloro. E anche i corpi estranei, ma non esterni, come Fabrizio Ferrandelli che si è dimesso dall’Ars, ma non dal partito. Un caos.

I renziani “extra-Pd”

Ma come detto, la situazione è complessa anche se guardi al di fuori del massimo partito di maggioranza. Possono essere definiti dei veri e propri “renziani”, infatti, gli uomini di Totò Cardinale e del suo movimento Sicilia futura che ha indicato in giunta l’assessore al Territorio Maurizio Croce. Un riconoscimento, quello dell’adesione all’area del premier, suggellato dal pranzo, nei giorni della Leopolda sicula, tra gli esponenti politici del movimento, la figlia ed ex parlamentare di Cardinale, e i sottosegretari Faraone e Lotti. A Sala d’Ercole, il gruppo è composto soprattutto da transfughi del centrodestra (Grande Sud soprattutto) come Michele Cimino o Edy Tamajo. Ma anche qui non mancano i problemi. Uno dei deputati, Totò Lentini, ha puntato il dito contro il fondatore Cardinale: “Non può pranzare con Faraone e cenare con Crocetta. Basta con la politica dei due forni”.

I centristi in attesa

Lentini, d’altra parte, eletto con l’Udc, era già fuoriuscito assai polemicamente da Sicilia democratica, il movimento rimasto in piedi dopo la scissione di Articolo 4, il soggetto politico fondato da Lino Leanza e al quale lo stesso Lentini aveva aderito. Sicilia democratica, che ospita deputati di differenti provenienze (l’ex Megafono Coltraro, l’ex Lista Musumeci Currenti, l’ex Udc Giuffrida…) esprima anche un assessore: Luisa Lantieri alla Funzione pubblica. C’è poi il capitolo dei centristi. Gianpiero D’Alia ieri ha sbuffato: “Se dobbiamo continuare a litigare, meglio andare al voto”. Una “minaccia” lanciata, a dire il vero, diverse volte nel corso di questi tre anni e mezzo in cui l’Udc è stato un alleato stabile e leale di Crocetta. Ultimamente nel gruppo è rientrato anche il catanese Marco Forzese, dopo un tour tra Megafono e Democratici riformisti. L’Udc, poi ha da poco “imbarcato”, sul vascello di Area popolare, anche gli ex berlusconiani del Nuovo centrodestra. Gli uomini di Alfano che fanno finta di non esserci, ma che stanno in pieno dentro una maggioranza che sostiene un governo nel quale hanno potuto indicare pure un nome: quello di Carlo Vermiglio ai Beni culturali. Anche se negli ultimi giorni non mancano i segnali di un riavvicinamento dei centristi al caro vecchio centrodestra.

Il Megafono che non c’è più

L’Udc e il Pd rappresentavano due delle tre gambe sulle quali Crocetta corse verso la conquista della poltrona di governatore. L’altra non c’è più. Era quella del Megafono. Al movimento del governatore, i deputati dell’Ars hanno cambiato nome, cancellando pure il riferimento allo stesso Crocetta. Adesso si definiscono socialisti. Dentro la maggioranza, sì, ma non così felici, visto l’infruttuoso tentativo di portare in giunta il capogruppo Giovanni Di Giacinto. La situazione è già abbastanza ingarbugliata? Nessun problema, può complicarsi ancora un po’. Nella sala d’attesa del “Gruppo Misto” all’Ars siedono infatti, tra gli altri, Giuseppe Milazzo e Mimmo Fazio. Il primo ha già lasciato Forza Italia salutando l’avvento di Renzi, “primo premier post-ideologico” e ha partecipato ai lavori della Leopolda sicula, dove si è visto anche il secondo. “Ma sono qui solo come curioso”, ha detto Fazio. In attesa di capire, magari, da quale porta entrare. Perché nella variopinta, litigiosa, paradossale maggioranza di Crocetta, in fondo, c’è spazio per tutto. E per tutti.

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