Falsi finanzieri per una rapina | Dopo 4 mesi arrestati i 2 basisti

Falsi finanzieri per una rapina | Dopo 4 mesi arrestati i 2 basisti

Giuseppe Di Maggio ed Emanuale Li Mantri avevano offerto supporto logistico agli autori del colpo.

TRAPANI – Presi i due basisti di una rapina in casa con il sequestro di un’intera famiglia nel quartiere di San Giuliano, a Erice. Lo scorso 15 marzo gli agenti della questure di Trapani e Palermo avevano arrestato, in flagranza di reato, i palermitani Giovanni Beone, Luigi Verdone, Giuseppe Marrone, Antonio Patti e Giuseppe Amato. Si erano presentati nell’abitazione di un noto commerciante ericino e, spacciandosi per militari della guardia di finanza, avevano sequestrato l’intera famiglia tenuta sotto tiro con una pistola e costretto il commerciante ad andare in un’altra abitazione vicina per aprire la cassaforte.

Il colpo fallì per l’intervento della polizia. Ma i cinque avevano due basisti. Giuseppe Di Maggio, 56 anni, ed Emanuale Li Mantri, 22 anni, gli avevano offerto supporto logistico, si erano occupati della auto da utilizzare per la rapina ed avevano fornito informazioni sul commerciante, sulle sue abitudini e sulla sua consistenza economica. La rapina, sventata dai poliziotti, era stata accompagnata da momenti di alta tensione. I familiari rinchiusi in cucina erano stati privati dei cellulari. Sotto minaccia erano finiti anche 3 minorenni. Le indagini coordinate dal sostituto Procuratore Andrea Tarondo non si sono fermate alla rapina e gli investigatori sono risaliti ai due basisti. Con loro c’era un terzo uomo che è stato denunciato a piede libero.

Ma i due non si erano limitati ad essere protagonisti di questa rapina. Le indagini hanno portato a scoprire che i due, assieme ad altri, erano gli autori di un furto in un’autofficina di San Giuliano che aveva fruttato un bottino di 20.000 euro. Assieme ad un altro si erano spostati, in un’altra circostanza, nel Comune di Valderice, rubando cavi elettrici e 6 bobine di fili di rame, causando un danno di circa 70.000 euro ad un commerciante del paese. Buona parte della refurtiva è stata sequestrata e riconsegnata al legittimo proprietario. Di Maggio, nella notte tra il 29 e 30 marzo pensava di avere fatto il colpo della sua vita. Si era infatti introdotto, assieme ad un complice ancora da identificare, nella Chiesta di “Nostra Signora di Fatima” ed aveva rubato la corona che cingeva il capo della statua. I due erano entrati da una finestra. La corona pesava circo un chilo. Di Maggio e l’altro ritenevano che fosse d’oro ma hanno dovuto constatare che era soltanto placcata e di conseguenza di scarso valore economico.

Gli agenti, in una perquisizione domiciliare, hanno trovato oggetti rubati di vario tipo. I due erano particolarmente attratti dai centri commerciali e dai cavi di rame. Sono in atto, su questo versante, alcuni approfondimenti investigativi. Per i due, intanto, si sono aperte le porte del carcere di San Giuliano.


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