Trischitta : “Scrivere? |Salvezza e dannazione”

Trischitta : “Scrivere? |Salvezza e dannazione”

Presentato “1999 Il Garufi”, l’ultimo libro dell’autore catanese Domenico Trischitta. Un’intensa ed emozionante raccolta di racconti, in cui attraverso la sensibilità dell’autore, vengono fuori anime di personaggi controversi e spigolosi, tutti immersi nel cuore della città etnea.

la presentazione
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CATANIA- 1999 (Il Garufi): un titolo che rinnova un affettuoso sodalizio fra autore ed editore. “ Ringrazio Salvatore Garufi, – ha detto, con un filo di emozione, Domenico Trischitta, alla presentazione del libro – che ha voluto scommettere in questa raccolta”. Si tratta di un’intensa ed emozionante sequenza di racconti in cui vengono fuori anime di personaggi “urticanti e spigolosi”, immersi nel cuore della città etnea. Una città, appunto, popolata da prostitute, viados, derelitti e stranieri, definiti anche “figure penitenziali”. Questo lo scenario a cui guarda il celebre autore catanese Domenico Trischitta, nella sua ultima fatica editoriale, nella quale racconta, appunto, attraverso personaggi che si sdoppiano, un mondo pervaso da un disagio esistenziale ed eterno.

Un libro, inoltre, che inaugura anche la nuova collana dal nome “Gli occhi di Barbara” della casa editrice Il Garufi. “Dicembre 1999. – scrive nella postfazione Manlio Sgalambro – Sembra un Natale come tutti gli altri, ma non è così. Sarà forse l’avvento del nuovo secolo, oppure il malessere di vivere, a spingere un uomo a intraprendere un viaggio (o una fuga?) che lo proietterà a confrontarsi con la propria memoria. Emergerà urgente la voglia di raccontare e raccontarsi”.

“Orgasmo dell’immaginazione”, come lo stesso Trischitta racconta, è quello che lo spinge a scrivere, quasi pressato da un’esigenza rispetto alla quale risulta impossibile ritrarsi. “ Un giorno – ha raccontato Trischitta – mi dissero tu non hai bisogno di felicità perché sei uno scrittore; risposi che io, invece, avevo bisogno di felicità, proprio per poter smettere di scrivere. L’essere umano, così come lo scrittore, – prosegue l’autore – che aspira ad essere un essere superiore come tutti gli artisti, vive combattuto in un perenne e crudele dualismo tra l’essere animale e l’essere superiore. Un’eterna lotta – ha continuato – che porta l’autore, come nel mio caso, a scrivere questi racconti. I protagonisti non si sentiranno mai appagati, perché la voglia di serenità è perenne. L’anno 1999 rappresenta questo travaglio epocale per il nuovo millennio, altro non è che una considerazione perenne su questo mondo popolato da prostitute, viados, derelitti e del loro eterno disagio. Per questo scrivere sarà sempre la mia salvezza, – ha concluso – ma anche la mia dannazione”.

Atmosfere, sensazioni e frammenti di vita che si alternano, si consumano, richiamando quelli del genio tormentato di James Joyce in “Dubliners”. “ (…) E’ un paesaggio in movimento – scrive Giuseppe Manfridi nella presentazione del libro – un paesaggio di grande densità demografica, dove tutto, citando Pessoa, è simbolo e analogia. E chi racconta al pari di chi è raccontato, è parte stessa di un paesaggio che mai può eludere se stesso” – riferendosi all’autore del libro.

Alla presentazione sono intervenuti l’editore Salvatore Paolo Garufi, Guja Ielo e Nicola Savoca.

 

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