PALERMO – La condanna è pesantissima – 6 anni e 8 mesi di carcere – tenuto conto dello sconto di un terzo per via della scelta del rito abbreviato. Antonio Fantaci, semplice autista, si sarebbe spacciato per un pezzo grosso delle Poste che lo hanno licenziato quando hanno scoperto che truffava la gente “vendendo” posto di lavoro.
Avrebbe sfruttato la disperazione di chi un lavoro vero non l’ha mai avuto. Di chi crede, sbagliando, che l’ultima possibilità sia pagare. Davanti al giudice Nicola Aiello si è celebrato un processo con storie di miseria, economica e anche culturale. Fantaci avrebbe giocato ogni carta in suo possesso. Dal suo fascino – una donna si è pure innamorata di lui e si è ritrovata sedotta, abbandonata e truffata – alla minaccia di fare intervenire “gente pericolosa” qualora le sue vittime avessero deciso di rivolgersi ai finanzieri della polizia tributaria.
Decine di vittime avrebbero pagato cifre comprese fra mille e quindicimila euro. Hanno peccato di eccessiva credulità. Non hanno dubitato neppure un istante di fronte a chi gli prospettava la possibilità di fare assumere i tre figli, tutti a spasso, e le rispettive fidanzate. Sei posti di lavoro alle Poste in un colpo solo. Il giudice che lo aveva arrestato scrisse che i reati scoperti dai finanzieri erano stati commessi “con l’aggravante di aver agito nei confronti di persona priva di stabile occupazione e con gravi difficoltà finanziarie”.
Il passaparola sulla fama di Fantaci aveva superato i confini cittadini. Nella sua rete sono finite persone che vivono lontano da Palermo. Una di esse racconta che l’appuntamento fu fissato in “un bar ad Alcamo, eravamo una decina di persone della provincia di Trapani”. Fantaci si presentò con tesserini delle Poste e moduli timbrati dalle Poste. Tutto falso.

