Truffe e associazione a delinquere: liberato Casisi

Associazione a delinquere e truffe: inchiesta Lockdown, liberato Casisi

La decisione dei giudici del Riesame
TRIBUNALE DI LIBERTÀ
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CATANIA – Fu una delle persone coinvolte nell’operazione “Lockdown”, condotta dagli agenti della Squadra Mobile di Catania. Ma dinanzi al Tribunale del Riesame sono caduti i “gravi indizi” a suo carico ed è stato rimesso in libertà il giovane commercialista catanese Alberto Angelo Casisi. Trentaduenne, è indagato per associazione a delinquere finalizzata a vari reati, tra cui truffa ai danni dello Stato.

La misura

Per Casisi, il Gip di Catania Stefano Montoneri aveva disposto l’obbligo di presentazione alla pg ogni giorno dalle 10 alle 11, l’obbligo di dimora nel territorio di Catania e di non allontanarsi dalla propria abitazione tutti i giorni dalle 16,30 alle 4 del mattino. Adesso il Riesame ha accolto il ricorso del suo legale, l’avvocato Antonino Tomaselli, e ha annullato l’ordinanza. Nessuna dichiarazione in questa fase dalla difesa, anche se è evidente la soddisfazione per la decisione del Tribunale di Libertà.

L’accusa

Il giovane indagato, dopo la notifica dell’ordinanza, si era avvalso della facoltà di non rispondere. Non aveva risposto all’interrogatorio. A lui, in concorso con altri e a vario titolo, era contestato, “quali commercialisti e liberi professionisti”, che attraverso Pappalardo, da un lato avrebbe reperito “clienti a nome dei quali proporre le richieste di finanziamento garantito”, dall’altro avrebbero predisposto “la documentazione in tutto o in parte falsa da allegare a tali richieste di finanziamento”. Infine, dopo l’erogazione del finanziamento, avrebbero provveduto “a riscuotere dal cliente le somme pattuite”.

L’indagine prosegue

Ma sta di fatto che l’ipotesi per lui, quantomeno in questa fase, è caduta. Certo il giovane professionista rimane indagato, ma il Riesame, le cui motivazioni non si conoscono ancora, segna innegabilmente un importante punto in favore della difesa.

L’operazione

L’inchiesta Lockdown, si ricorda, ha portato a un’ordinanza emessa su richiesta della Dda di Catania, a seguito delle attività svolte dalla Squadra Mobile, sezione Criminalità organizzata. La complessa e articolata attività investigativa è stata condotta tra il marzo 2021 e il novembre dello stesso anno. Supportata da intercettazioni telefoniche, telematiche e videoregistrazioni, avrebbe consentito di acquisire elementi tali per sostenere che esisterebbe un “sodalizio criminale”.

Un gruppo dedito, secondo l’impostazione accusatoria accolta dal Gip, alla commissione di numerosi delitti di falso e di indebita percezione di contributi pubblici consistenti in finanziamenti di vario genere erogati da istituti bancari e garantiti dallo Stato”.

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