PALERMO – “Noi discepoli del Signore Crocifisso e risorto, siamo chiamati a sposarla questa storia, a farla nostra in tutti i suoi risvolti, i suoi anfratti, le sue enormi miserie, i suoi squarci di luce. Ciò che risplende di bellezza e bontà è ‘nostro’, in Gesù di Nazareth, quanto il turpe, il brutto, l’assurdo e l’ingiustificabile del nostro vissuto collettivo, del cammino stesso dell’umanità”, lo ha detto l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice nell’omelia, nella Chiesa della Collegiata di Monreale, nel primo anniversario dell’uccisione di Salvatore Turdo, 23 anni, Massimo Pirozzo e Andrea Miceli, entrambi di 26 anni, nel comune palermitano.
“È a questa assurdità, a questa bruttezza innominabile, che appartengono le morti terribili, agghiaccianti, di Massimo Pirozzo, Andrea Miceli e Salvo Turdo. L’inspiegabile della loro fine, lo scandalo del loro assassinio, è ancora nei nostri occhi e nei nostri cuori, come se non fosse passato un anno. Come se tutto fosse successo ieri. Noi patiamo nel nostro corpo, nel corpo della nostra comunità, della nostra città, il dolore di quel che è avvenuto. È così se guardo alla nostra Sicilia, al tarlo che la rode: della mafia che opprime; della violenza che dilaga e sconvolge; della droga che annichila, semina disperazione e uccide; della dignità umana conculcata e del lavoro negato”.

