PALERMO – La politica palermitana attende lo spoglio delle Regionali dopo il terremoto che la ha sconquassata a primavera. Un assaggio di “rivoluzione” nel capoluogo lo si è già avuto alle amministrative, quando i partiti tradizionali sono usciti travolti dal ciclone Leoluca Orlando, precipitando a percentuali minimal. Il Pdl aveva appena superato l’8 per cento, il Pd non c’era nemmeno arrivato, la balcanizzazione aveva fatto strage. Erano amministrative, certo, e condizionate dalla presenza ingombrante di un candidato carismatico. Ma il segnale politico partito dal capoluogo, in linea con quello giunto da altre città chiamate al voto in quella tornata, era apparso chiaro. I partiti venivano messi sul chi va là dagli elettori, che manifestavano tutta la loro stanchezza verso un sistema di potere obeso e inefficiente. Nei mesi trascorsi da allora a oggi, l’impressione è che la politica non abbia saputo raccogliere a sufficienza il segnale di quel test elettorale. E se terremoto fu a maggio, a ottobre potrebbe essere tsunami, un’onda anomala che dal mare, precisamente dallo Stretto, spazza via tutto lasciando macerie.
In tanti hanno da perdere a Palermo da questa tornata elettorale. A partire dal vecchio centrodestra, che per anni ha fatto il bello e il cattivo tempo in questa città, e che ancora si lecca le ferite per la scoppola rimediata in primavera. Il Pdl alle regionali del 2008 aveva raccolto il 28,4 per cento, quasi 260 mila voti. Numeri che oggi sono un miraggio, così come i nove seggi che all’epoca scattarono per i berluscones. Oggi gli azzurri, “orfani” del Cavaliere, si accontenterebbero forse di raggranellare la metà di quei voti. I big del partito palermitano che cercano la riconferma all’Ars sono sulla breccia ormai da molti anni e cercheranno di resistere all’ondata di antipolitica dilagante. Cercano spazio anche aspiranti new entry, che tifano per una vittoria di Musumeci che, facendo scattare il listino per Francesco Scoma, potrebbe aggiungere un posto a tavola per la lista palermitana. Chi ha retto alle ultime amministrative è il Cantiere popolare di Saverio Romano (a maggio c’era anche una seconda lista legata a Marianna Caronia), che a Palermo cerca di fare il pieno per centrare più comodamente l’obiettivo del superamento dello sbarramento.
Anche il Pd alle amministrative era rimasto al palo. Il 18 per cento e i 5 deputati di quattro anni fa sono solo un dolce ricordo. La sfida dentro il partito è molto accesa, con sei big (tra cui quattro uscenti) che si contendono un numero di seggi senz’altro minore. È matematico, insomma, che un candidato illustre piangerà allo spoglio. Tra i sei big il segretario del partito e il capogruppo all’Ars uscente, due dei principali protagonisti degli scontri interni al partito nel periodo del sostegno a Lombardo: per loro questo voto sarà un test anche sulla linea politica del Pd siciliano. L’Udc di oggi non è più quella di quattro anni fa, che a Palermo sfondò il 17 per cento. All’epoca c’era Totò Cuffaro, oggi non più.
A Palermo spera di fare il pieno Gianfranco Miccichè. La sua coalizione autonomista punta molto sul capoluogo, visto che l’ex sottosegretario è l’unico palermitano tra i big candidati. Qui Grande Sud deve gettare le basi del proprio futuro, qui l’Mpa di Raffaele Lombardo trasformatosi in Partito dei siciliani spera di raccogliere il frutto di anni di gestione degli assessorati, qui Fli deve costruire un pezzo importante di consenso per raggiungere quel cinque per cento che eviterebbe ai finiani di sparire dalla politica regionale. Le tre liste alle ultime amministrative se la cavarono, ma da allora ad oggi il clima attorno alle forze di governo si è fatto ben più pesante.
E c’è infine Leoluca Orlando. Acclamato con percentuali messianiche a maggio, ha vissuto i suoi primi mesi da sindaco navigando a vista tra mille difficoltà, senza dare l’impressione di poter fare miracoli. Le aspettative in città sembrano spegnersi e il clima di speranza della primavera è solo un ricordo. L’Italia dei valori del sindaco a maggio fu il primo partito in città: ma l’onda lunga dei grillini non era ancora arrivata del tutto. Oggi, la lista dipietrista rischia come quattro anni fa di restare fuori dall’Ars causa sbarramento: è a Palermo che l’Idv deve fare il pieno per sperare di staccare il biglietto per Sala d’Ercole.
Questo il quadro generale. Sul quale incombe il rischio tsunami Grillo. Nei suoi diciassette giorni siciliani, il leader del Movimento 5 Stelle ha catalizzato l’attenzione dei meda, e degli elettori. L’onda anomala, arrivata a nuoto dallo Stretto, potrebbe travolgere decenni di politica siciliana in un solo giorno. Partendo, magari, proprio da Palermo.

