MILANO – Il tribunale di milano esplica le motivazioni che hanno portato alla condanna di un anno di reclusione per il leader del Pdl Silvio Berlusconi, coinvolto nella vicenda dell’intercettazione telefonica tra Piero Fassino e Giovanni Consorte: senza “l’apporto in termini di concorso morale” dell’ex premier, “non si sarebbe realizzata la pubblicazione” dell’intercettazione.
Berlusconi infatti ascoltò “attraverso il computer” la registrazione audio della telefonata intercettata tra Fassino e Consorte, poi pubblicata su “Il Giornale”. Nelle motivazioni della sentenza del tribunale si legge anche che “va inoltre considerato il perdiodo in cui venne effettuata la pubblicazione, a 4 mesi dalle elezioni e nel pieno delle vacanze natalizie, periodo di scarsa affluenza di notizie politiche più importanti: l’interesse politico delle intercettazioni era pertanto evidente così come la volontà di darvi risalto”. I giudici non hanno concesso le attenuanti generiche all’ex premier tenendo conto della “sua qualità di pubblico ufficiale” e della “lesività della condotta nei confronti della Pubblica amministrazione”.

