Che poi uno si alza al mattino e si domanda: a che punto è Alfano? Ha dato un senso alle nostre giornate di cronisti, con parecchie belle storie, soprattutto familiari, che lo riguardano: possibile che sia sparito nella nebbia dell’oblio? Non è giusto, oltretutto.
Perché si deve sempre scrivere di Angelino con invidia, per la vicenda del fratello alle Poste o di altri parenti che malissimo non se la passano? (incarichi meritati, giusti e sacrosanti, ovviamente) Bisogna rimediare. E, in certi casi, per fortuna, si rimedia.
Ieri, per esempio, si è chiacchierato di Angelino Nostro a ‘Otto e mezzo’ su La 7. Fiduciosi e trepidanti ci siamo messi in ascolto. Nel salottino della Gruber c’erano Antonio Padellaro del ‘Fatto’, Paolo Mieli del ‘Corriere’ e il direttore del ‘Giornale’, Alessandro Sallusti. Abbiamo appreso con grande orgoglio che Alfano ha battuto un pugno sul tavolo del governo Gentiloni, minacciando la crisi. Ed è stato preso molto sul serio dai commentatori in studio.
Ha detto Paolo Mieli, pressapoco: ‘Non se lo possono permettere di uscire dal governo. Quanto potrà prendere, Alfano, alle elezioni? Vuole solo fare colpo, dimostrando di avere un ruolo; appena ha mollato il ministro dell’Interno e chi è venuto dopo di lui, Minniti, ha fatto la figura dello statista di fama mondiale’. Che sembrerebbe pure un messaggio un po’ critico, ma dal quale, in filigrana, si coglie una stima incondizionata. Poi è stata la volta di Sallusti, in sintesi: ‘Alfano fuori dal governo (sorrisino)? Non può. E’ inconcepibile’. Che parrebbe anche una annotazione un tantino malevola, con riferimento a poltrone e posteriori magicamente incollati, dalla quale, tuttavia, traspare, sotto sotto – magari indossando la maschera da sub – una stima sincera.
Perfino Padellaro, di solito assai rude con i potenti, si è quasi intenerito, riconoscendo ad Angelino Nostro le sue qualità: ‘Nel suo tentativo di emergere è un personaggio divertente, con delle trovate spassose. Il punto è che tutti si dimenticheranno di lui. Chi ricorda che è ministro degli Esteri?’. Che somiglierebbe – se abbiamo udito bene – a una leggerissima sfumatura di irrisione, se non fosse lapalissiana una stima veramente affettuosa.
Noi tutto abbiamo visto, ammirato e annotato. E ci siamo commossi tanto nel pensare di essere conterranei di un tale prodigio della politica. Senza avere alcun merito, ma proprio nessuno, a parte il fatto di essere siciliani e, in quanto tali, baciati dalla fortuna.

