Le grandi manovre sui nomi rischiano di regalare alla Sicilia un altro anno bianco, mentre i problemi reali continuano a pesare sui cittadini: necessari una sanità più sicura, strade e autostrade finalmente efficienti, soluzioni concrete per crisi idrica, rifiuti, trasporti, mancanza di lavoro, fuga dei giovani e corruzione. I conti in ordine sono necessari, ma non possono diventare un paravento per nascondere la pessima qualità dei servizi: ricorda la vecchia storia dell’asino addestrato a non mangiare. Proprio a fine legislatura si può dimostrare cosa significhi amministrare secondo il principio del buon padre di famiglia. Gli incarichi ancora da attribuire siano affidati con criteri di trasparenza a persone competenti, indipendenti, trasparenti, adeguate al ruolo e integre. Non nomine collegate alla prossima campagna elettorale. Presto i nomi, ma insieme i programmi: pubblici, concreti, misurabili, con priorità, tempi e risultati verificabili. E anche i cittadini rinuncino alla logica dello scambio e del favore: non accettino di essere considerati un semplice portafoglio elettorale, ma pretendano il miglioramento. Il favore personale promesso prima del voto può non arrivare mai. Rischia di trasformarsi in una sorta di patto corruttivo, peraltro senza alcuna garanzia. Un’amministrazione migliore, servizi più efficienti e una Regione che funziona, invece, possono migliorare davvero la vita di ognuno di noi, a cominciare da ospedali e sanità in toto più sicuri per tutti. La Sicilia non ha bisogno di essere distratta dall’ennesima partita sui nomi. Ha bisogno di proposte concrete e di cittadini liberi di giudicarle sui risultati.
