PALERMO – Assolto grazie alla carta forno e ai pennarelli a spirito. È la singolare sorte processuale di Domenico Calafiore, imputato per spaccio di droga.
Lo scorso marzo viene arrestato durante un blitz nei padiglioni dello Zen2. Calafiore gestiva una bettola trasformata in taverna. Nello slargo condominiale ha piazzato dei tavolini. In un’intercapedine del muro i carabinieri trovano della droga confezionata con della carta forno e catalogata con delle scritte. Gli investigatori perquisiscono la taverna e trovano carta e un pennarello di colore blu, proprio come la scritta sulla droga.
L’avvocato Maximilian Molfettini replica che si tratta di una carta comune, senza alcun tratto distintivo che la associ con certezza a quella usata per avvolgere gli stupefacenti. Il pennarello blu c’era, ma c’erano pure di tanti altri colori. Nessuna riconducibilità certa della droga all’imputato, in un quartiere dove è attiva una delle principali piazze di spaccio della città. Chiunque può averla nascosta nell’intercapedine del muro. E il giudice ha mandato Calafiore assolto.

