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Live Sicilia

La mafia di Catania
sull'orlo di una guerra

Martedì 21 Febbraio 2012 07:47

“Prendi... eee... ammazzili!”. Sono le parole del boss Giuseppe Mirabile, spietato killer ergastolano che durante i colloqui in carcere con i familiari avrebbe impartito ordini, ascoltato il resoconto delle estorsioni e discusso dei movimenti all'interno della famiglia catanese di Cosa Nostra. Dove i Mirabile hanno un ruolo importante, vuoi perché parenti dei Santapaola (Giuseppe è nipote di Nino Santapaola), vuoi perché i numerosi affiliati del gruppo hanno mantenuto il controllo sul territorio. Se è il caso - come ha dimostrato l'indagine “Efesto”, condotta dal Ros dei carabinieri - riuscendo a superare le mura carcerarie. Ma le indagini – condotte con mesi e mesi di intercettazioni con telecamere nascoste, appostamenti, letture dei labiali durante colloqui e incontri – raccontano di più: i nuovi assetti e le ultime mosse delle pedine sullo scacchiere di Cosa Nostra a Catania. Ai retroscena delle indagini è dedicato un servizio di Antonio Condorelli che sarà pubblicato sul prossimo numero di “S”, in edicola da sabato 25 febbraio: il mensile pubblica tutte le intercettazioni captate dagli investigatori, nelle quali si parlerebbe di affiliazioni, omicidi ed estorsioni.

L'ordine di ammazzare due rivali sarebbe stato dato durante le riunioni nella sala del carcere di Bicocca, dove il boss ha incontrato i suoi parenti, mentre le telecamere nascoste del Ros catanese documentano il nuovo assetto della mafia militare, quella con le armi in mano, pronta a sparare e a punire i rivali. I Mirabile sono figli della guerra interna a Cosa Nostra, sono spietati e alle falde dell'Etna, nei momenti di massima tensione, hanno sfidato il gruppo riconducibile allo “Zio Pippo” Ercolano, forti dell'alleanza con Nino Santapaola detto “'u pazzu”.

 

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Commenti

  • 2012-02-22 10:13:46

    Ma ormai son cose anacronistiche non esistono piu'

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