160 migranti "evadono" prima | di giungere al Palaspedini - Live Sicilia

160 migranti “evadono” prima | di giungere al Palaspedini

Prostitute e migranti insieme: l'appello per gli ultimi del mondo in una notte surreale lungo la Circonvallazione di Catania.

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CATANIA. Gruppi di dieci o venti migranti che si aggirano impauriti per la circonvallazione di Catania. Da appena pochi minuti è scoccata la mezzanotte di ieri e per la strada assistiamo a scene surreali. Gruppi di uomini, donne e qualche bimbo che attraversano la strada e brancolano nel buio di una città a loro sconosciuta. Pare siano fuggiti durante il trasporto al Palaspedini, dove una volta giunti scortati dalle Forze dell’ordine, anziché entrare nella struttura di accoglienza si sono dati alla fuga sparpagliandosi. Vano è stato ogni tentativo di fermarli da parte degli agenti. Percorrendo la circonvallazione ci imbattiamo in diversi gruppi. Ci avvicinammo per capire e tentare di instaurare un dialogo. Appena rallentiamo con la macchina veniamo avvicinati come se fossimo i loro salvatori. “Da dove venite?”, chiediamo. “Eritrea”. “Ma dove siete diretti?”. “Don’t know”, “non sappiamo” rispondono in inglese.

Qualcuno è più restio all’approccio ma qualcun altro si lancia invece in un appello con uno stentato inglese misto francese: “Telefono please, telefono”. “Voglio chiamare mio fratello!” esclama il migrante appoggiato alla macchina. “Tuo fratello” è in Italia?”. “Si! Vorrei chiamare”. Pure un altro ragazzo si avvicina. “Anche io voglio telefonare. Mia sorella è in Italia. Mio zio in Italia”. Un altro ancora chiede: “Dove posso dormire? Quanto costa l’albergo? Dove é la stazione?”.

Nei loro occhi brilla una timida speranza. Ma sentimenti di smarrimento misti a paura sembrano assediare i loro animi. Alcuni sono scalzi. Tutti sono vestiti di cenci. “Come ti chiami?”, domandiamo, “Quanti anni hai?”. Mi risponde: “Mi chiamo Joseph. Per favore puoi “supportarmi”? Chiede. “In che senso?”. “Dammi dei soldi. Portami in hotel. Dammi delle scarpe”.

Contemporaneamente ci imbattiamo in un gruppo di prostitute ferme a una stazione del bus. Con loro ci sono altri migranti. Una ragazza ci assale: “No foto, no foto!” Urla. Rispondiamo che vogliamo fotografarla ma solo parlare con i migranti. “Porta via questi poveretti – ci dice -. Devo lavorare. Mi chiedono di dormire a casa mia. Ma io devo lavorare! Non sono qui per aiutare questi disgraziati. Tu che sei italiano o il vostro stato deve aiutarli, esclama la prostituta. Fate qualcosa per questi disperati”.


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Commenti

    A questo punto credo che sia ora di rivedere le modalità di gestione.
    Se no finiamo per passare solo come traghettatori.
    E il dato di fatto incontrovertibile è che loro già sanno che rischiando la vita in mare, dopo, quando sono soccorsi dai nostri mezzi, il loro viaggio verso altre destinazioni è già iniziato nel momento stesso in cui mettono tutti e due i piedi sulle nostre navi.
    Questa non può più essere solo accoglienza e con tutto il rispetto stamani vedere in pieno giorno girovagare eritrei e persone di diversa etnia per le strade, poco ha a che fare con la predetta accoglienza.
    Stiamo facendo la solita figura, davanti all’europa e sopratutto davanti agli scafisti ed alle loro organizzazioni.

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