Rientro a scuola, è scontro fra governo e Regioni

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Oggi il ministro Bianchi vede i sindacati
IL DIBATTITO
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2 min di lettura

Il governo prova a fare chiarezza sul ritorno a scuola ma lo scenario a qualche giorno dal rientro il classe è quanto mai caotico. I primi ad andare in direzione contraria alle indicazioni di Roma d’altronde sono con un fronte bipartisan i presidenti delle regioni. I governatori della Campania, Vincenzo De Luca, e quello della Toscana, Eugenio Giani chiedono di rimandare la riapertura addirittura di 20-30 giorni. A loro ora si aggiunge il governatore del Veneto Luca Zaia. “Se ce lo consigliassero gli scienziati, non sarebbe una tragedia rinviare all’inizio di febbraio”, dice. E intanto propone “test fai da te” e automonitoraggio per gli studenti in classe.

Dal canto suo, il premier Mario Draghi, insieme con il ministro della Salute Roberto Speranza e quello dell’Istruzione Patrizio Bianchi, conferma di riaprire la scuola senza indugi. Così il governo sta studiando come intervenire per far rientrare gli studenti in classe in sicurezza, visto l’aumento dei contagi con la variante Omicron. A partire dalle regole per la quarantena in caso di positivi in classe. Si tratterebbe, in pratica, di mandare l’intera classe in Dad soltanto quando ci sono 4 o 5 positivi. Mentre per le elementari potrebbe rimanere l’attuale regime che manda tutta la classe in Dad con 2 alunni positivi. Sfuma fortunatamente l’ipotesi della Dad solo per gli studenti non vaccinati, bollata come discriminatoria.

Nel frattempo è arrivato il no dei presidi all’ipotesi di Dad solo per gli alunni non vaccinati. Si va verso l’obbligo di Super green pass, quello che si ottiene con il vaccino, per andare a lavorare. Mercoledì le decisioni del Cdm.

Per preparare il terreno alla decisione del governo, oggi il ministro Bianchi vedrà in sindacati.

Stamattina, però, un autorevole parere appare possibilista sullo slittamento. A La Repubblica, il coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico, Franco Locatelli, ha aperto all’ipotesi di uno slittamento: La priorità è stata sempre quella di permettere le lezioni in presenza. Rimandare gli alunni a casa sarà l’ultima cosa che faremo, è un dovere nei confronti delle nuove generazioni. La scuola ha già sofferto troppo, terremo duro fino all’ultimo”. Sulla possibilità di rimandare di una settimana, quindi, Locatelli si dice possibilista: “Al limite possiamo ragionare di una settimana, allungando però le lezioni a giugno, non dobbiamo privare i nostri ragazzi di un singolo giorno di scuola”.


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