PALERMO – Da una parte le giustificazioni bollate come “risibili” dal giudice, dall’altro le indagini sulla mafia di Brancaccio e le possibili “obbligazioni” con personaggi legati a Cosa Nostra.
Il gip Lirio Conti ha respinto l’istanza di scarcerazione avanzata da Francesco Lombardo, il candidato al Consiglio comunale di Palermo per Fratelli d’Italia arrestato nei giorni scorsi per scambio elettorale politico-mafioso con il boss Vincenzo Vella.
“Salvuccio fruttivendolo 6”
Lombardo nel corso dell’interrogatorio ha consegnato un promemoria con alcuni cognomi e accanto i voti su cui poteva contare. Tra questi Salvo Sinagra, genero di Vella, che gestiva la bancarella abusiva di frutta e verdura dove è stato immortalato l’incontro fra Lombardo e il mafioso.
Sei sarebbero i voti annotati accanto al cognome Sinagra – “salvuccio fruttivendolo 6” – ma in cuor suo Lombardo sperava di prenderne “una sassolata”. Un termine, così ha detto Lombardo, in riferimento alla famiglia numerosa di Sinagra, non certo a quella mafiosa. “Me li raccogliete i voti?”, diceva Lombardo intercettato.
“Incontri con soggetti criminali”
Vella si è difeso sostenendo di essersi allontanato da certi ambienti dopo essere stato scarcerato per scadenza dei termini di custodia cautelare nonostante una condanna a 20 anni primo grado (l’episodio era stato ricostruito da Livesicilia). La Procura, però, gli ha contestato una serie di “incontri con soggetti palesemente inseriti in circuiti criminali di rilevantissimo spessore”.
In particolare ci si concentra sulla figura di Antonino Chiappara, arrestato lo scorso maggio, considerato uno degli uomini forti nel rione Roccella. I suoi rapporti con Vella fanno parte del filone di indagini che riguarda le dinamiche strettamente mafiose.
I fac simile elettorali
Ci sarebbe delle incongruenze nei racconti dei due indagati. Lombardo ha detto di essere a conoscenza dei trascorsi criminali di Vella e per questo lo aveva tenuto a distanza. Vella dal canto suo ha spiegato di avere ricevuto dal candidato, un paio di giorni prima dell’arresto, i fac simile elettorali. Sul punto Lombardo ha riferito di averli consegnati soltanto a Sinagra due settimane prima del voto.
Possibile coinvolgimento di altre persone
Le indagini della squadra mobile, coordinate dal procuratore aggiunto Paolo Guido, stanno verificando il possibile coinvolgimento di altre persone. Gli inquirenti setacciano l’attività politica di Lombardo (in passato è stato consigliere a Villabate) e quella professionale di geometra. L’ipotesi è che potrebbero esserci “obbligazioni” con altri “esponenti del sodalizio mafioso”.
Lombardo resta in carcere perché secondo il gip sussistono i gravi indizi di colpevolezza e il rischio di inquinamento probatorio. Non è stata accolta la tesi della difesa che chiedeva la scarcerazione perché mancherebbe la prova del metodo mafioso. Sarebbero state accertate sia la promessa di voti da parte di un soggetto che fa parte di Cosa Nostra, sia “le correlative accettazione e garanzia di altre utilità”.
“Se salgo io… io sono in commissione urbanistica, all’urbanistica… Sono all’edilizia privata, hai capito che appena qua c’è un problema io… e tu mi chiami”, diceva Lombardo.

