PALERMO- “Ti farò questa domanda”, così diceva il 28 ottobre 2023 Roberto Scarpinato al suo ex collega Gioacchino Natoli in vista della sua convocazione a Palazzo San Macuto per parlare del dossier “Mafia e appalti” davanti alla Commissione parlamentare antimafia, di cui il senatore del Movimento 5 Stelle fa parte.
Il dialogo è stato anticipato dalla trasmissione “Lo Stato delle cose” condotta da Massimo Giletti su Rai 3 e da diversi quotidiani nazionali. Spuntano anche delle frasi rivolte da Natoli ad alcuni familiari di Paolo Borsellino. “Proviamo vergogna e imbarazzo”, replica Manfredi Borsellino, uno dei figli del magistrato ucciso dalla mafia.
Il dialogo fra Scarpinato e Natoli
“E tu tira fuori questa storia, perché ti farò questa domanda”, aggiungeva Scarpinato nell’intercettazione disposta su richiesta della Procura di Caltanissetta che indaga Natoli per favoreggiamento aggravato: avrebbe contribuito a depistare l’inchiesta “Mafia e appalti” su cui i pm nisseni sono tornati a indagare come possibile causa delle stragi del ’92.
Nella stessa inchiesta sono coinvolti anche Giuseppe Pignatone, presidente del Tribunale Vaticano, già procuratore aggiunto a Palermo e procuratore capo a Roma, e il generale della finanza Stefano Screpanti. L’istigatore del presunto insabbiamento sarebbe stato Pietro Giammanco, capo dei pm di Palermo, dunque anche di Natoli e Scarpinato, nel periodo delle stragi del ’92 e oggi deceduto.
L’ipotesi su cui lavora la Procura di Caltanissetta guidata da Salvatore De Luca è che Borsellino sia stato ucciso perché voleva approfondire il dossier “Mafia e appalti” stilato dai carabinieri del Ros dopo l’uccisione di Giovanni Falcone. Già nel 1991 erano emerse le infiltrazioni della mafia corleonese nel Gruppo Ferruzzi, l’avanzata nel ricco Nord della Cosa Nostra di Totò Riina.
La domanda “anticipata”
La domanda che Scarpinato avrebbe rivolto a Natoli e di cui discutevano prima dell’audizione era: “Lei sa che rapporti c’erano tra Lima (Felice Lima, ndr) e Borsellino?”.
Il geometra Giuseppe Li Pera aveva raccontato al sostituto procuratore di Catania Felice Lima che la procura di Palermo non volle ascoltare la sua versione sull’inchiesta mafia-appalti. Aveva gettato ombre sul comportamento di alcuni magistrati palermitani. Li Pera allora era capo area per la regione Sicilia della Rizzani de Eccher, altra società coinvolta nell’inchiesta “Mafia e appalti”.
Li Pera aveva raccontato a Lima in veste di collaboratore di giustizia che il sistema illecito di controllo degli appalti vigeva anche a Catania. Sull’indagine di Lima c’è un punto controverso. I magistrati palermitani hanno sostenuto che Lima non li informò né formalmente né informalmente delle indagini. Al contrario il magistrato catanese spiegò che gli venne suggerito dal capitano Giuseppe De Donno del Ros di informarne Scarpinato. Lima aggiunse anche di avere accennato la notizia delle sue indagini a Borsellino.
Il 29 agosto 2023, Scarpinato spiegava a Natoli: “Sai che intenzioni ho? Di seppellire la Colosimo (Chiara Colosimo, presidente della Commissione antimafia, ndr) sotto una montagna di documenti”. “Perdonami fratello mio – gli fa notare Natoli – se dai troppe cose, le dai l’opportunità di dire: ‘Ho bisogno di tempo per leggerle'”.
Poi parlano di un documento a disposizione di Maurizio de Lucia, attuale procuratore capo di Palermo. “E allora fatti vedere in modo che siamo preparati, prima che ce la buttino addosso… fammi avere questa cosa”, diceva Scarpinato. Il riferimento sarebbe alle istanze formali avanzate da Natoli per ottenere della documentazione conservata negli archivi della Procura di Palermo.
Cosa disse Scarpinato a sua difesa
Sempre intervistato da Giletti, il 21 ottobre scorso, Scarpinato aveva precisato: “Io e Natoli non ci siamo mai messi d’accordo. Gli ho parlato prima che iniziassero le audizioni alla Commissione antimafia. Lo avevo indicato come una persona che dovevamo sentire, sulle dichiarazioni che aveva reso in un processo, sulle confidenze che gli fece Borsellino. Poi, mesi dopo l’audizione, è stato accusato di avere gestito in modo irregolare un procedimento di cui non mi sono mai occupato. E su questa storia non gli ho fatto nessuna domanda. Quindi cosa dovevamo aggiustare?”.
In una nota aggiunse: “Con Natoli ho condiviso un lunghissimo percorso di lavoro che ha reso normale un costante e approfondito scambio di idee tra noi”.
Natoli e gli insulti a Borsellino
Nel corso della trasmissione di Giletti sono state ricostruite anche alcune intercettazioni ambientali fatte dalla guardia di finanza a casa di Natoli, il quale su Agnese Piraino, la moglie di Borsellino, diceva: “Vabbè era la moglie dell’eroe, il quale (Paolo Borsellino) mentre era in vita la sbeffeggiava con i colleghi”. In un passaggio successivo usava la parola “deficiente”.
Seppure le frasi vadano collocate nel contesto di un dialogo privato e nel chiuso di una casa dove certamente la formalità viene meno, i toni nei confronti dei Borsellino e sulla loro capacità intellettiva erano tutt’altro che lusinghieri (“Sono senza neuroni”, era il commento).
In un dialogo fra Natoli e i suoi familiari ci sono commenti e insulti sui figli di Paolo Borsellino e sul marito di Lucia, l’avvocato Fabio Trizzino (“È una m…”, dicevano), legale di parte civile della famiglia del magistrato ucciso il 19 luglio 1992. Sono state proprio le arringhe di Trizzino nei processi a riaccendere l’interesse su “Mafia e appalti”.
“Proviamo vergogna e imbarazzo”
“Proviamo vergogna e imbarazzo – dice Manfredi Borsellino a Livesicilia – per persone che stentiamo, fatichiamo a considerare colleghi di nostro padre. I nostri grandissimi genitori ci avevano preparato anche a questo fuoco amico, ma le offese assolutamente gratuite rivolte a nostra madre ci lasciano davvero senza parole. Quello a cui non eravamo preparati erano gli insulti a nostra madre”.

